La Bibbia e la storia della sua traduzione

Dal terzo al primo secolo a.C. la Tanac fu tradotta in greco e nel 2° sec. d.C. insieme al Nuovo Testamento greco in Latino.
San Gerolamo produsse nel 383 una nuova traduzione, la Vulgata dopo di che seguirono traduzioni in varie lingue del popolo.

Ogni traduzione è nello stesso tempo anche una interpretazione siccome accanto alla trasmissione letteraria è necessario quella teologica. Le filtrazioni linguistiche portarono a volte a trasformazioni dei significati. Il dificile compito del tradutore è di comprendere il significato profondo della lingua originale e trasmettere al lettore ciò che comprendeva il lettore della lingua originale. Spesso parole ebraiche possono essere tradotti solo con una perdita del loro vasto significato. Spesso usanze e comportamenti culturali appaiono incomprensibili. Una traduzione letterale a volte non può rendere al lettore della nuova lingua il senso reale.

La prima traduzione in una lingua germanica avvenne nel 4° sec. d.C. attraverso il goto occidentale Wulfila che si atteneva strettamente al testo greco ma considerò anche il testo latino. Resti sono conservati nella Biblioteca dell'Università di Uppsala/Svezia nel Codex argenteus (6° sec.).

Nel medio evo il testo biblico obbligatorio era la Vulgata. Fino al 12° sec. non era consueto (usale) divulgare la Bibbia completa, solo i Vangeli e dei Salmi o i testi della lettura domenicali.

Il termine latino biblia per l'insieme dei testi biblici è dimostrabile solo dal 12° sec. e il termine tedesco bibel dal 13° sec. La Chiesa non vedeva alcuna necessità di tradurre la Bibbia nelle lingue dei popoli.