Il Testo Masoretico (TM) di Argentino Quintavalle
Il testo masoretico è il testo ebraico della Tanakh (Bibbia). È utilizzato per le traduzioni del Vecchio Testamento. È stato compilato e redatto, tra il 7° e 10° secolo d.C., da un gruppo di giudei noti come Masoreti, sebbene le consonanti sono un po' diverse da quelle del testo generalmente accettato nel 2° secolo. Ha numerose differenze, anche importanti, con altri testi antichi, come per esempio la Septuaginta.

La parola ebraica masorah si riferisce alla trasmissione di una tradizione. Infatti, in un senso molto ampio può riferirsi all’intera catena della tradizione giudaica. Ma riferita al Testo Masoretico la parola masorah ha un significato molto specifico: si riferisce alle note in margine dei manoscritti (e delle stampe) della Bibbia ebraica, che hanno lo scopo di annotare i dettagli testuali, in genere sulla precisa ortografia delle parole.

I manoscritti più antichi che contengono delle parti considerevoli del Testo Masoretico risalgono a circa il 9° secolo e il Codice di Aleppo (forse la prima copia completa del Testo Masoretico) risale al 10° secolo, ma ci sono molti frammenti precedenti che sembrano appartenere alla stessa famiglia testuale. Ad esempio, tra i Rotoli del Mar Morto e tra i frammenti trovati in altri posti del deserto della Giudea, ce ne sono alcuni che sono diversi dal Testo Masoretico, nella percentuale di circa 1 lettera ogni 1000. Naturalmente, ci sono anche alcuni frammenti che mostrano una differenza più grande.


Etimologia
La parola ebraica masorah («tradizione») è presa da Ez 20,37 e vuol dire letteralmente «legame». Si pensava giustamente che il consolidamento del testo avesse la natura di un legame, un vincolo. Nel momento in cui, nel corso del tempo, la Masorah divenne una disciplina, il termine è stato collegato con il verbo («trasmettere per tradizione») e gli è stato dato il significato di tradizione.


Lingua e forma
La lingua delle note masoretiche è in parte ebraica e in parte aramaico-palestinese. Le annotazioni masoretiche si trovano in diverse forme: 1) in scritti separati; 2) in forma di note scritte nei margini e alla fine dei codici. In casi rari, le note sono scritte tra le righe. La prima parola di ogni libro della Bibbia è circondata di note. Le annotazioni più antiche (2° secolo) sono chiamate Masorah Iniziale; le note sui margini laterali o tra le colonne sono chiamate Masorah Piccola; e quelle sui margini inferiori e superiori, Masorah Grande. Il nome «Masorah Grande» è applicato talvolta alle note poste alla fine della Bibbia stampata, generalmente chiamata Masorah Finale o Concordanza Masoretica.

La Masorah Piccola è formata da brevi note che si riferiscono alle letture marginali, alla statistica che mostra il numero di volte che una particolare forma si trova nella Scrittura, all’ortografia «piena» e «difettosa» e alle lettere scritte in modo anomalo. La Masorah Grande è più abbondante nelle sue note. La Masorah Finale comprende tutte quelle annotazioni più grandi che per motivi di spazio non hanno potuto trovar posto nel margine del testo, ed è organizzata alfabeticamente. La quantità di note che la Masorah marginale contiene è condizionata dalla quantità di spazio libero di ogni pagina.

In molti manoscritti, ci sono alcune discrepanze fra testo e masorah. La mancanza di tali discrepanze nel Codice di Aleppo è una delle ragioni della sua importanza.


Origine
Il Talmud dichiara (e così anche i manoscritti Karaiti) che una copia standard della Bibbia ebraica era tenuta nel cortile del Tempio a Gerusalemme per uso dei copisti (Talmud, trattato Ketubah 106a). Questa copia è menzionata nella Lettera di Aristea, nelle dichiarazioni di Filone e in Giuseppe Flavio. Dal fatto che sembra che non ci sia stata alcuna differenza di lettura tra Farisei e Sadducei, si può concludere che il testo delle Scritture era già fissato alla fine del 2° secolo, e forse un secolo prima.

Mentre il testo era così fissato, ha richiesto molti secoli per raggiungere l’uniformità tra tutte le copie circolanti. Questo non deve stupire quando si considera che la copia standard depositata nel Tempio era a vantaggio esclusivo di quelli che stavano sufficientemente vicini a Gerusalemme per poterne fare uso. Ma questo non era il caso di quelli che vivevano nella Diaspora. Da qui, molti studiosi delle Scritture mettevano in guardia contro le copie errate.


Masorah numerica
Nell’antichità classica, ai copisti veniva pagato il loro lavoro secondo il numero di stinchi. Dato che i libri biblici in prosa non venivano scritti mai in stinchi, i copisti, per stimare la quantità del lavoro, dovevano contare le lettere. Perciò si è sviluppata nel corso del tempo la Masorah Numerica, che conta e raggruppa insieme i vari elementi del testo. Così Lv 8,23 è il verso medio del Pentateuco. Il confronto dei manoscritti e l’annotazione delle loro differenze ha fornito il materiale per il Testo Critico Masoretico. La relazione esistente sin dai primi tempi tra insegnante della tradizione e Masoreti (spesso erano le stesse persone) ha condotto a una Masorah Esegetica. Infine, l’introduzione di un sistema grafico di vocalizazione e accentuazione ha dato origine alla Masorah Grammaticale.


Fissazione del testo
Il vecchio testo ebraico era scritto in testo continuo, senza alcuna interruzione. Il lavoro dei Masoreti è consistito nello standardizzare la divisione del testo in libri, sezioni, paragrafi, versi e clausole; nella fissazione dell’ortografia, della pronuncia e del canto; nell’introduzione dei caratteri quadrati con le cinque lettere finali; in qualche cambiamento testuale per evitare di pronunciare il Nome di Dio (sebbene questo potrebbero essere antecedente ai Masoreti); nella numerazione del testo in versi; ecc.


Tikkune Soferim
Antiche fonti rabbiniche del 2° secolo, citano numerosi brani delle Scritture in cui l’inevitabile conclusione è che la lettura antica doveva essere differente da quella del testo attuale. Un certo Rabbi Simone (3° secolo) ha chiamato queste letture «emendazioni degli scribi» (tikkune Soferim; Midrash Genesi Rabbah 49,7), supponendo così che gli Scribi abbiano fatto dei cambiamenti. Questa soluzione del problema è stata adottata dal Midrash e dalla maggioranza dei Masoreti. Negli scritti dei Masoreti, questi cambiamenti sono stati attribuiti a Esdra; a Esdra e Nehemia; a Esdra e ai Soferim (scribi); o a Esdra, Nehemia, Zaccaria, Aggeo, e Baruch. Tutte queste attribuzioni vogliono dire la stessa cosa: si è supposto che i cambiamenti fossero stati fatti dagli uomini della Grande Sinagoga.

Ci sono dei fenomeni nel testo biblico che portano a supporre che effettivamente siano state fatte delle correzioni testuali. Le correzioni apportate sono generalmente di quattro tipi:

¦ Rimozione di espressioni sconvenienti utilizzate con riferimento a Dio; per esempio, la sostituzione di «benedire» al posto di «maledire» in certi brani.

¦ Salvaguardia del Tetragramma; cioè sostituzione di «Elohim» al posto di «YHWH» in alcuni brani.

¦ Rimozione dell’applicazione dei nomi di false divinità a YHWH; per esempio, il cambiamento del nome «Išbaal» a «Ishbošeth».

¦ Salvaguardia dell’unità del culto divino a Gerusalemme (cfr. Is 19,18 nel testo ebraico).


Mikra e Ittur
Tra i termini tecnici utilizzati per le attività degli Scribi ci sono il «mikra Soferim» e lo «ittur Soferim». Il primo termine è inteso a indicare il cambio di vocali fatto nelle parole in pausa o dopo l’articolo; il secondo indica la cancellazione in alcuni brani della congiunzione «waw», dove poteva essere letta erroneamente. L’obiezione a queste spiegazioni è che il primo cambiamento farebbe parte del più generale consolidamento della pronuncia, mentre il secondo rientrerebbe nel «kere» e «ketiv» (cioè: si legge in un modo ma si scrive in un altro). Diverse spiegazioni sono state offerte, sia da studiosi antichi che moderni, senza però riuscire a dare una soluzione completamente soddisfacente.


Lettere sospese e parole con punti
Ci sono quattro parole che hanno una lettera sospesa sopra la riga. Una di loro si trova in Gdc 18,30 e si riferisce a Mosè. Per non mancare di rispetto verso Mosè e piuttosto di dire che un suo nipote divenne un sacerdote idolatra, la lettera «nun» è stata inserita (e sospesa) per trasformare il nome di Mosè in Manasse. L’origine delle altre tre (Sal 80,14; Gb 38,13.15) è dubbia. Secondo alcuni sono delle erronee lettere maiuscole; secondo altri sono delle inserzioni successive di consonanti deboli originariamente omesse.

In quindici brani della Bibbia, alcune parole sono punteggiate. Il significato di questi punti è controverso. Alcuni li ritengono essere dei segni di cancellatura; altri pensano che siano un dispositivo mnemonico per delle spiegazioni omiletiche collegate con quelle parole; ecc. La prima spiegazione è inaccettabile, poiché eventuali errori di lettura rientravano nel «kere» e «ketiv» senza dover usare cancellazioni.


Lettere rovesciate
In nove brani della Bibbia ci sono dei segni chiamati «nun rovesciati», perché assomigliano alla lettera nun (n) rovesciata. Questi segni sono a volte citati nella letteratura rabbinica come «simaniyot», (segnapunti o segnalibri).


Storia della Masorah
La storia della Masorah può essere divisa in tre periodi:
1) periodo creativo, dal suo inizio all’introduzione dei segni vocalici;
2) periodo riproduttivo, dall’introduzione dei segni vocalici alla stampa della Masorah (1525);
3) periodo critico, da 1525 a oggi.

I materiali per la storia del primo periodo si trovano nella letteratura Talmudica e Midrashica, nei trattati post-Talmudici Masseket Sefer Torah e Masseket Soferim, e in una catena Masoretica di tradizioni.


Differenze tra Babilonia e Palestina
Nel corso del tempo, le differenze di ortografia e di pronuncia si svilupparono non solo tra le scuole di Palestina e di Babilonia, ma anche nei vari posti di sapere di ogni paese. A Babilonia, la scuola di Sura differiva da quella di Nehardea; sono esistite differenze simili nelle scuole della Palestina, dove il luogo principale del sapere era diventato la città di Tiberiade. Queste differenze si sono accentuate con l’introduzione dei segni grafici per la pronuncia; e ogni località, che seguiva la tradizione della sua scuola, possedeva un codice standard che incorporasse la propria lettura.

I Masoreti hanno, con il loro lungo lavoro, unificato la pronuncia delle varie scuole.


Ben Asher e Ben Naftali
Nella prima metà del 10° secolo, Aaron ben Moses ben Ašer e Ben Naftali erano insegnanti masoreti in Tiberiade. I loro nomi sono venuti a simbolizzare le diversità tra i Masoreti, ma le differenza tra di loro non dovrebbero essere esagerate. Difficilmente, tra di loro, c’è una differenza riguardo alle consonanti, sebbene ce ne siano per le vocali e gli accenti. Inoltre, c’erano altre autorità come Rabbi Pinchas e Moše Moheh, e ben Ašer e ben Naftali concordano spesso con questi altri. Ben Ašer scrisse un manoscritto standard (il Codice di Aleppo) incorporandovi le sue opinioni. Probabilmente lo fece anche Ben Naftali, ma non è sopravvissuto.

Ben Ašer era l’ultimo di una famosa famiglia di Masoreti che risaliva alla seconda metà dell’ottavo secolo. Nonostante la rivalità con Ben Naftali e nonostante l’opposizione di Saadia Gaon, il rappresentante più eminente della scuola critica di Babilonia, il manoscritto di Ben Ašer è stato riconosciuto come il testo standard della Bibbia.


Il medio evo
Le due autorità rivali, Ben Ašer e Ben Naftali, hanno in pratica portato la Masorah a compimento. Pochissime aggiunte sono state fatte dai Masoreti successivi. Molti credono che la famiglia di Ben Ašer fosse Karaita.

Un’influenza considerevole sullo sviluppo e sulla diffusione di letteratura Masoretica è stata esercitata durante i secoli 11°, 12° e 13° dalla scuola Franco-Germanica di Tosafisti. Rabbi Geršom, suo fratello Machir, Giuseppe ben Samuele di Limoges, Rabbi Tam (ben Giacobbe), Menahem ben Perez di Joigny, Perez ben Elijah di Corbeil, Giuda di Parigi, e altri.


Studio critico
Giacobbe ben Hayyim ibn Adonijah, avendo raccolto un vasto numero di manoscritti, ha sistematizzato il suo materiale e organizzato la Masorah nella seconda edizione Bomberg della Bibbia (Venezia, 1524-25). Oltre all’introduzione della Masorah nel margine, egli ha compilato una concordanza di tutte le glosse Masoretiche — il primo trattato sulla Masorah mai prodotto. Nonostante i suoi numerosi errori, questo grande lavoro è stato generalmente riconosciuto come il «textus receptus» della Masorah.

Nei tempi moderni, i maggiori studiosi della Masorah sono stati: W. Heidenheim, A. Geiger, S. D. Luzzatto, S. Pinsker, S. Frensdorff, H. Graetz, J. Derenbourg, D. Oppenheim, S. Baer, L. Blau, B. Königsberger, A. Büchler, J. Bachrach, I. H. Weiss, S. Rosenfeld, M. Lambert, J. Reach, A. Ackermann, L. Bardowicz e W. Bacher.

Tra gli studiosi cristiani devono essere menzionati: H. Hupfeld, Franz Delitzsch, L. H. Strack, C. D. Ginsburg (giudeo di nascita), W. Wickes, A. Merx, F. Praetorius e P. Kahle.

HOMEPAGE - INDIETRO