La Volgata

La Volgata è una traduzione della Bibbia in latino, la lingua volgare nel 300 d.C. . La lettura della Bibbia in lingua volgare era comunissima in quei tempi. Su incarico di papa Damaso I S. Girolamo affrontò di rivedere la traduzione dell'antica versione volgare, e a paragonarla con gli originali ebraici e greci per migliorarla.

In seguito al decreto della quarta sessione del Concilio di Trento, la Volgata fu per Chiesa romana la solo Bibbia autentica e ufficiale e ciò fino al Concilio Vaticano II (1962-1965) .

I teologi romani non si sono accontentati di questo decreto, ma sono andati molto più in là nell'esaltare la Volgata. Dei teologi romani hanno perfino sostenuto che se s'incontrano differenze fra essa e l'originale, che bisogna fidarsi della versione piuttosto che del testo originale.
Come può la traduzione di un testo essere più giusto del testo originale?

Il padre Pereira, celebre teologo gesuita, nel lib. XIII sulla Genesi disp. 5, dice così:
"È cosa fuori d'ogni questione, che quando il testo ebraico si trova contrario alla traduzione latina e riesce impossibile la conciliazione, in tal caso bisogna tenerci piuttosto al latino che all'ebraico; perché il Concilio di Trento ha così grandemente raccomandata ed appoggiata della sua autorità la versione latina."

Quest'asserzione del teologo gesuita ferisce il senso comune in quanto preferisce la traduzione all'originale ed è empia, in quanto che preferisce l'autorità del Concilio a quella di Dio.

Gregorio da Valenza, nel suo Commentario teologico (tom. I disp. 5 quest. 13), dice così: "Siccome per l'autorità del Concilio di Trento noi siamo più certi dell' autorità della Volgata che di qualunque altra versione; così quando questa versione non sarà d'accordo col testo originale, è chiaro che si dovrà correggere il testo originale sulla Volgata, e non la Volgata sul testo."

Pare dunque chiaro che dei teologi romani diedero maggiore autorità alla Volgata che al testo ispirato da Dio.

Il cardinale Bellarmino nel lib. II della Parola di Dio sostiene che gli originali sono corrotti, e che perciò bisogna attenersi alla Volgata.

Il famoso cardinale Ximenes pubblicò la magnifica Poliglotta di Alcalà, e pose in essa la versione Volgata in mezzo ai testi ebraico e greco.
In una prefazione a quell'edizione il cardinale spiega il perché ha messo la Volgata nel posto di onore. Dice che i testi ebraico e greco li ha posti ai due lati della Volgata per indicare che la Volgata è come Cristo in mezzo ai due ladri.

Sembra perciò che la Bibbia della Chiesa romana fu falsificata appositamente. Se così non fosse, se gli errori della Volgata fossero errori involontari, i teologi romani avrebbero dovuto dire quello che dicevano i S. Padri, cioè: "Ricorriamo agli originali, e sopra di essi correggiamo le traduzioni."
Mentre loro dicono: "Emendiamo gli originali sulla nostra traduzione."

Che direste di un uomo, il quale vedendo una copia del celebre gruppo greco di Laocoonte mancante di un braccio dicesse: "Rompiamo un braccio all'originale, affinché sia simile alla copia?" Tale è il discorso dei su menzionati teologi riguardante alla Bibbia.

Però la Volgata, tanto esaltata, non fu così favorevolmente giudicata dagli antichi.
Viveva ancora S. Girolamo, quando da ogni parte si movevano lamenti contro la sua traduzione.
Ruffino prete di Aquileia, uomo dottissimo, scrisse appositamente un libro per rimproverare al suo contemporaneo Girolamo tutti gli errori che aveva lasciati correre nella sua Volgata.
S. Agostino contemporaneo anch'esso di S. Girolamo, nella sua lettera X, dice chiaramente a Girolamo, che la sua Versione in molte cose si allontana dal vero; che gli Ebrei stessi la condannano come falsa: e nella lettera XIX dice, ch'è per queste ragioni che egli non volle adottare la versione di Girolamo, né volle permettere che si leggesse nella sua Chiesa.

Difatti pochissime furono le Chiese che l'adottarono.
Essa fu generalmente adottata nel medio evo quando dominava l'ignoranza .

Fu dunque un decreto imprudente quello dei cinquantaquattro vescovi riuniti a Trento, che dichiararono la Volgata autentica. Gli stessi vescovi tridentini si avvidero dello sbaglio; ma si erano dichiarati infallibili, e lo sbaglio non poteva essere corretto; si avvidero che la Volgata, da essi dichiarata autentica, era piena di errori.

Come porgere rimedio a quel male?

Dichiarare che essi avevano errato?
Lasciar correre quel decreto non era possibile, perché gli errori della Volgata saltavano agli occhi di chiunque aveva una piccola conoscenza dell'originale.
Il papa cercò il rimedio, e pensò averlo trovato, adoperando la sua infallibilità per correggere l'errore del Concilio infallibile. Sisto V pubblicò una magnifica edizione della Volgata coi tipi Vaticani, pose tutta la sua cura e tutta la sua infallibilità nel correggerne gli errori: poi con una bolla dichiarò, che la Bibbia Volgata dichiarata autentica dal Concilio di Trento, era quella che egli pubblicava.

Secondo questo decreto, il Concilio di Trento avrebbe dichiarata autentica una versione che al suo tempo non esisteva.

Ma questa infallibilità papale aggiunta all'infallibilità del Concilio non fu più felice della prima; tali e tanti furono gli errori sostanziali che si trovarono nella famosa Bibbia di Sisto V, che il di lui successore Clemente VIII fu obbligato a ritirarne tutte le copie; fece una nuova correzione, dichiarò sbagliata la correzione che il suo predecessore aveva infallibilmente dichiarata giusta, e fece una nuova edizione della Volgata corretta, che è quella che ora ha la Chiesa romana.

Non meno di duemila errori sono stati trovati dai dotti nella Volgata corretta e dichiarata priva di errori dall' infallibile Clemente VIII.
Il dottissimo Sisto da Siena, nel libro VII della sua Biblioteca Santa, sostiene che nella Volgata moltissime cose differiscono totalmente dal testo originale.
Sante Pagnino ed Arria Montano, Domenicani dottissimi nelle lingue orientali, per riparare al male l'hanno tradotta di nuovo sui testi originali, e la loro versione è riuscita conforme alle versioni dei Protestanti; ma la loro versione non ha avuto buon successo presso i Cattolici, e giace polverosa nelle biblioteche, conosciuta soltanto da qualche rarissimo dotto del clero. Essi dunque con la loro versione danno una perentoria risposta a quei preti ignoranti che, non sapendo una parola né di ebraico, né di greco, ardiscono asserire che la versione dei Protestanti è falsa, che la versione Volgata è la vera.

Non vogliamo entrare in una discussione che non sarebbe alla portata di tutti, e che riuscirebbe lunghissima, per dimostrare gli errori che sono nella Volgata. Citeremo solo alcune testimonianze oltre le già citate, i quali confessano che la Volgata, anche dopo la correzione di Clemente VIII, è piena di errori.
Natale Alessandro, celebre teologo Domenicano, fa una lunga ed elaborata dissertazione, per dimostrare gli errori della Volgata di Clemente VIII, e per darne un piccolo saggio cita 103 passi che nella Volgata di Clemente VIII differiscono sostanzialmente dall' originale.

Roma fece rispondere alla dissertazione del dotto Domenicano; ma questi in una replica non solamente non ritrattò nulla di quanto aveva detto, ma distrusse tutte le ragioni di Roma, e, dottissimo come era nelle lingue orientali, dimostrò fin all' evidenza quegli errori che nella prima dissertazione aveva soltanto accennati.

Roma si servì della sua solita ultima ragione, e mise all' Indice la dissertazione del dotto Domenicano.
L
e anime timorose si faranno poi scrupolo di prestare fede ad un autore condannato da Roma.

Essi certo non ricuseranno la testimonianza del cardinale Bellarmino, Gesuita e nemico acerrimo dei Protestanti. Egli dunque merita tutta la fede dei devoti. Ebbene il cardinale Bellarmino stesso testimonia degli errori della Volgata.
Vi sono nella vita umana alcuni momenti nei quali anche il bugiardo di professione si trova costretto, senza saper come, a dire la verità; in uno di codesti momenti il Bellarmino non solo confessa gli errori della Volgata, ma asserisce che la Chiesa romana li conosce e ve li lascia appositamente. Egli scrive in una lettera a Luca di Bruges, il quale gli aveva mandate alcune osservazioni intorno agli errori della Volgata, e dice che tali errori sono conosciuti; ma che la Chiesa romana ve li lascia appositamente ed ha le sue buone ragioni per agire così. Ecco le parole latine del cardinale: "De libello ad me misso gratias ago. Sed scias velim Biblia Vulgata non esse a nobis accuratissime castigata; multa enim de industria justis de causis pertransivimus, quoe correctione indigere videbantur."

Ora noi a nostra volta domandiamo: Quali sono le giuste cause che possono autorizzare una Chiesa a falsificare la parola di Dio, ad ingannare un popolo facendogli credere essere Parola di Dio quella che essi sanno di avere falsificata volontariamente?
I preti non possono negare la testimonianza di Bellarmino, ma potrebbero dire che Bellarmino ha errato, e che una tale confessione gli sia uscita involontariamente dalla penna. E bene noi abbiamo, per provare la falsificazione della Volgata, una testimonianza che per ogni Cattolico deve essere al disopra di ogni eccezione; è la testimonianza di un papa infallibile che per noi Cristiani Evangelici dimostra, che quando si commettono certi sacrilegi, Dio permette che essi vengano scoperti e confermati per la confessione di coloro stessi che li hanno commessi.
Papa Clemente VIII, che, come abbiamo visto, corresse per I' ultimo e dichiarò autentica la correzione da lui fatta della Volgata, pose in fronte alla sua edizione, della Bibbia, uscita dai tipi del Vaticano, una prefazione, nella quale egli confessa che sono stati lasciati in essa appositamente molti errori. Ecco le parole latine di quella prefazione, che non traduciamo per non togliergli la loro forza:
"Et vero quamvis in hac Bibliorum recognitione in codicibus manuscriptis oebroeis groecisquoe fontibus et ipsis veterum patrum commentariis conferendis, non mediocre studium adhibitum fuerit; in hac tamen pervulgata lectione, sicut nonnulla consulto mutata, ita etiam alia quae mutanda videbantur, consulto immutata relicta sunt."

Bisogna sapere che questo Clemente VIII, mentre faceva una simile dichiarazione, dettava una bolla infallibile, nella quale dichiarava che quella sua Volgata era autentica conforme agli originali, ed unica autorità per tutta quanta la Chiesa: Clemente VIII dunque dichiarava vera in una bolla quella stessa Bibbia che in una prefazione dichiarava contenente errori.

Anche monsignore Martini, che ha tradotto la sua Bibbia dalla Volgata, ha notato che nel solo Nuovo Testamento 975 passi non corrispondono al testo greco: e la nota di questi passi è nell' edizione di Le Monnier 1854, approvata e raccomandata dall' arcivescovo di Firenze.

Quando fu Clemente VIII infallibile? quando bruciò la Bibbia di Sisto V dichiarandola piena di errori, o quando dichiarò la sua autentica, mentre nella prefazione la confessava che in essa erano molti errori?

Da tutto ciò si rileva evidentemente che la Volgata ha bisogno di una buona rivisione ciò che ha fatto Erasmus da Rotterdam.

Luigi De Sanctis (1882)
(exprete cattolico, già confessore generale dei convitti di Roma)

Titolo: Roma Papale descritta in una serie di lettere con note; (da pag. 447 a pag.452)
Casa editrice: Tipografia Claudiana;
Località: Roma - Firenze;
Edizione: Terza edizione;
Anno: 1882.

Aggiustato in alcune parti da Klaus Döring

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