DA UN DISCORSO DI BRIGITTE GABRIEL A DUKE UNIVERSITY

Brigitte Gabriel, la libanese che ama gli Israeliani
"Sono orgogliosa e mi sento onorata di essere qui oggi, una libanese che parla a favore d'Israele, l'unica democrazia nel Medio Oriente. Da persona cresciuta in un paese arabo, desidero trasportarvi per un momento nel cuore del mondo arabo.
Sono stata allevata nel Libano, dove mi è stato insegnato che gli Ebrei erano malvagi, che Israele era il diavolo in persona, e che l'unico modo per aver pace nel Medio Oriente è trascinare nel mare tutti gli Ebrei ed ammazzarli.
Quando nel 1975 musulmani e Palestinesi dichiararono la guerra santa contro i cristiani, cominciarono a massacrare quest'ultimi, da una città all'altra. Così io finii con il crescere in un rifugio sotterraneo dall'età di 10 a 17, senza elettricità, costretta a mangiare erba per sopravvivere e strisciare per terra sotto il fuoco dei proiettili per andare a prendere acqua ad una fonte.
Furono gli Israeliani a portare aiuto ai cristiani libanesi. Mia madre rimase ferita da un proiettile musulmano e fu trasportata in un ospedale israeliano per essere curata. Quando entrai al pronto soccorso rimasi scioccata: sul pavimento c'erano centinaia di feriti, musulmani, palestinesi, cristiani, libanesi e soldati israeliani. I medici si presero cura di ognuno a seconda della ferita. Prima curarono mia madre e poi il soldato israeliano accanto a lei. Non vedevano la religione, non vedevano affiliazioni politiche, vedevano gente bisognosa e l'aiutarono. Per la prima volta nella mia vita vidi una qualità di vita che so che la mia cultura non avrebbe manifestato al proprio nemico. Ho toccato con mani i valori degli Israeliani che furono capaci di amare i loro nemici nei loro momenti più difficili. In quell'ospedale rimasi 22 giorni che cambiarono la mia vita ed il modo come concepisco l'informazione, il modo come ascolto la radio e guardo la tv. Mi resi conto che sugli Ebrei e su Israele mi era stata detta una bugia inventata dal mio governo, lontanissima dalla realtà. Ero sicurissima che se io fossi stata un'ebrea in un ospedale arabo sarei stata linciata e sbattuta per terra, con grida di gioia di "Allahu Akbar, Dio è grande" che echeggiavano nell'ospedale e dintorni.
Diventai amica delle famiglie dei soldati israeliani feriti: c'era una in particolare, una certa Rina, il cui figlio, unico, era stato ferito agli occhi. Un giorno ero nella sua stanza quando la banda dell'esercito israeliano venne a suonare inni nazionali per tirare su il morale dei soldati feriti. Si misero attorno al letto e suonarono un canto su Gerusalemme. Rina ed io cominciammo a piangere. Mi sentivo un pesce fuor d'acqua e così cominciai ad avviarmi fuori della stanza quando questa madre mi afferrò la mano e mi tirò dentro senza neanche guardarmi. Piangendo mi disse: "Non è colpa tua". Rimanemmo là piangendo, mano nella mano. Quale contrasto fra lei, una madre che guarda il suo unico figlio menomato eppure capace di voler bene a me, il nemico, ed una madre musulmana che manda il proprio figlio a farsi esplodere in mille pezzi solo per ammazzare Ebrei o cristiani.
La differenza fra il mondo arabo ed Israele sta nei valori e nel carattere. E' la differenza che c'è tra la barbarie e la civiltà. E' la differenza che c'è tra democrazia e dittatura. E' la differenza che c'è tra il bene ed il male.
Una volta, nel luogo più profondo dell'inferno c'era un posto speciale per chi avesse ucciso intenzionalmente un bambino. Adesso, l'omicidio intenzionale di bambini israeliani è legittimato come "lotta armata palestinese". Il fatto è che quando un tale comportamento viene legittimato contro Israele viene legittimato in tutto il mondo, frenato da niente altro che la convinzione personale di chi si cinge di dinamite e chiodi con il solo scopo di uccidere bambini nel nome di Dio. Dal momento in cui i Palestinesi sono stati incoraggiati a credere che l'uccisione d'innocenti civili israeliani è una tattica legittima per l'avanzamento della loro causa, il mondo intero adesso paga le conseguenze della piaga del terrorismo, da Nairobi a New York, da Mosca a Madrid, dal Bali a Belize. Danno la colpa delle operazioni suicide alla "disperazione causata dall'occupazione. La verità è un'altra: il primo grande attacco terroristico consumato dagli Arabi contro lo stato ebraico è avvenuto dieci settimane prima che Israele diventasse indipendente. Domenica mattina, il 22 febbraio del 1948, in vista dell'indipendenza d'Israele, i terroristi arabi fecero esplodere una bomba sotto un camion a Ben Yehuda Street, in quella che era la sezione ebraica di Gerusalemme. Persero la vita 54 persone; centinaia rimasero feriti. Così, è ovvio che il terrorismo arabo è causato non "dalla disperazione dell'occupazione" ma proprio dal pensiero di uno stato ebraico." (ICN-News, 9 agosto 2006]

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