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21/04/2010 - NEUROCHIRURGIA. A GERUSALEMME HAGAI BERGMAN HA APPLICATO GLI ELETTRODI GIA’ A CENTINAIA DI PAZIENTI

Pacemaker contro il Parkinson

"Con la cura della Deep brain stimulation progressi nel 90% dei casi"

ELISA FRISALDI

Una terapia per il Parkinson: la Sanità israeliana vanta, già dal 2004, la stimolazione cerebrale profonda - la «Deep brain stimulation» - tra le «armi» per la cura del morbo e di altre patologie del movimento.
Hagai Bergman, professore del «Medical neurobiology department» della Facoltà di Medicina dell’Università Ebraica di Gerusalemme, è leader in questa cura. A lui va il merito di aver dimostrato che, indirizzando la «Dbs» al nucleo subtalamico dei pazienti, è possibile «neutralizzare» le anomalie motorie caratteristiche della malattia: lentezza nei movimenti, tremore a riposo, rigidità muscolare. Non solo. Bergman mira a standardizzare l’utilizzo della tecnica nelle persone affette da depressione maggiore e a estendere il trattamento agli schizofrenici. «Vediamo gli effetti della “Dbs” già in sede chirurgica - spiega - e i pazienti affetti da Parkinson tornano a una vita normale in meno di una settimana».

 

Uno o due elettrodi vengono inseriti nel cervello e stimolati con impulsi elettrici ad alta frequenza. Agendo come un pacemaker cardiaco modulano l’attività di circuiti neuronali specifici

 

In che cosa consiste esattamente la «Dbs»?
«È un intervento di circa 8 ore, durante il quale uno-due elettrodi vengono inseriti nel cervello e stimolati con impulsi elettrici ad alta frequenza. Agendo come un pacemaker cardiaco, si modula l’attività di circuiti neuronali specifici».

In che modo si cura il Parkinson?
«Il Parkinson è provocato dalla degenerazione cronica e progressiva dei neuroni della sostanza nera, deputati alla produzione di dopamina: la sostanza nera, insieme con il nucleo subtalamico in cui inseriamo l’elettrodo, è uno dei nuclei che costituiscono i gangli della base, ammassi di sostanza grigia posti sotto la corteccia cerebrale e deputati al controllo del movimento. La sintesi ridotta di dopamina provoca cambiamenti evidenti nei circuiti motori ed ecco che l’opportuna stimolazione del nucleo subtalamico interrompe il circolo vizioso, permettendo alle altre parti del cervello di svolgere di nuovo le loro funzioni naturali».

Come migliora la vita dei parkinsoniani?
«Molto. Intervenendo sul controllo dei sintomi principali della malattia, si riduce la dose dei farmaci assunti, si torna a una buona qualità del sonno e si riconquista la propria indipendenza. Sono la perdita di autonomia e la frustrazione che ne consegue le motivazioni che spingono i pazienti verso l’intervento».

Che cosa non può fare, invece la «Dbs»?
«Non può ripristinare le funzioni motorie già perse prima dell'intervento. Per questo consigliamo ai pazienti di interrompere le terapie farmacologiche solo quando hanno perso efficacia e, quindi, sottoporsi all'intervento prima che la progressione della malattia arrivi a compromettere la vita personale, familiare e lavorativa».

Quanto è diffuso questo intervento in Israele e nel resto del mondo?
«Dal 2004 ho operato più di 200 pazienti e oltre il 90% è molto soddisfatto. Gli ottimi risultati clinici, uniti ai minimi effetti collaterali, hanno fatto sì che la “Dbs” sia stata approvata dalla Food&Drug Administration americana. Le stime parlano di oltre 50 mila pazienti operati con questa tecnica in molte parti del mondo: Usa, Giappone ed Europa, Italia compresa».

Il «BrainForum» che si terrà dopodomani a Roma permetterà di mettere a confronto le diverse esperienze in questo settore?
«Certo e con l'ausilio delle nuove tecnologie sarà possibile creare una piattaforma partecipativa che coinvolgerà un pubblico mondiale: università, gruppi di ricerca, associazioni. Anche chi non potrà essere presente all'evento potrà seguire le conferenze in tempo reale tramite video e intervenire via chat».

L’intervento è definitivo o necessita di «richiami»?
«Una volta inseriti nel cervello, gli elettrodi rimangono lì per tutta la vita senza provocare effetti collaterali. Le batterie che alimentano il pacemaker, invece, vengono cambiate ogni 4 anni con una semplice operazione in anestesia locale e nel prossimo futuro prevediamo di prolungarne l’autonomia a 10 anni».

Come si combina la «Dbs» con i farmaci?
«Il paziente non deve sospendere l'assunzione dei farmaci dopo l'intervento e, quando torna in clinica dopo l'inserimento dell'elettrodo, il nostro compito è bilanciare la terapia farmacologica in base agli effetti prodotti dalla “Dbs”».

E l'efficacia?
«Un intervento di “Dbs” riproduce la massima efficacia del principale farmaco usato per la cura dei sintomi del Parkinson, la L-Dopa, e ha il grande vantaggio di estenderla alle 24 ore: si tratta di un precursore della dopamina che sostituisce la carenza del neurotrasmettitore endogeno. Purtroppo la sua massima efficacia è limitata. In media, dopo 5 anni dall'inizio del trattamento, si manifestano, tra l’altro, il “wearing off”, cioè i minori effetti dovuti alla progressiva distruzione dei neuroni dopaminergici, e l’“on-off”, vale a dire una fluttuazione dell'attività del farmaco stesso, con periodi di remissione associati a periodi di refrattarietà alla terapia».

Chi è Hagai Bergman Neurologo
RUOLO: E’ PROFESSORE DEL «MEDICAL NEUROBIOLOGY DEPARTMENT» DELLA FACOLTÀ DI MEDICINA DELL'UNIVERSITÀ EBRAICA DI GERUSALEMME
IL SITO: HTTP://PHYSIOLOGY. HUJI.AC.IL/HAGAIBERGMAN.ASP

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