Fra i coloni degli avamposti,
siamo qui per restare
di
Alessandro Logroscino e Aldo Baquis
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Bruchin +/- |
BRUCHIN (Cisgiordania) - "Vedete là in
fondo? Sono i grattacieli Azrieli di Tel Aviv. A destra, le ciminiere di Hadera.
A sinistra, il porto di Ashdod". Nelle giornate terse dal campo da giochi
dell'avamposto di Bruchin (Cisgiordania) si tiene in palmo di mano metà della
costa israeliana. "Siamo la linea di difesa di Tel Aviv", spiega
all'ANSA Tamir Ben-Shlomi, responsabile di questo pugno di case color giallo
pastello appollaiate su un'altura non lontana da Nablus, spingendo lo sguardo
a qualche decina di chilometri di distanza senza far troppo caso alle torri
di guardia dell'esercito e ai minareti dei villaggi palestinesi che si frappongono
a pochi metri in linea d'aria. Padre di sei figli, ha scelto di vivere quassù
in nome della "qualità di vita", dice.
Ma non solo per questo. E' convinto di far parte di un'avanguardia di pionieri
destinata a rappresentare il futuro d'Israele in questa terra (che i coloni
ebrei chiamano con i nomi biblici di Giudea e Samaria, sdegnando come posticci
i riferimenti alla "cosiddetta Cisgiordania"). E non crede che il
governo di Gerusalemme - malgrado le pressioni degli Usa di Barack Obama o
gli ammiccamenti della politica - vorrà davvero sgomberare o congelare granché,
dopo anni di sovvenzioni, strizzate d'occhio, concessioni edilizie almeno
parziali. Non fosse per i reticolati e il soldato che presidia l'ingresso
mitra alla mano, l'ambiente apparirebbe sereno, addirittura bucolico. Le famiglie
che vi abitano sono, come quella di Tamir, perlopiù giovani e d'idee nazional-religiose:
50 coppie ottimiste che vantano già 200 fra neonati e bambini in età da asilo.
Tra i residenti anche "alcuni ufficiali dell'esercito e dei servizi",
con mogli e figli. Ma com'è, esattamente, che da questa brullo picco della
Samaria, arso dal sole e percosso dal vento, si difende Tel Aviv? "Se
qua non ci fossimo noi, ci sarebbero gli arabi", fa eco con voce pacata
una delle ultime arrivate, Efrat Hollander, 28 anni, insegnante scolastica
di studi biblici e "colona a tempo pieno" da appena 12 mesi.
"Agli arabi bisogna garantire tutti i diritti.
Ma controllo militare e sovranità - precisa - devono restare nelle nostre
mani". Se qualcuno poi le chiede dove immagini un confine fra Israele
e il futuro stato palestinese cui di recente ha accennato pure il premier
Benyamin Netanyahu (Likud), la risposta è sorridente, ma secca: "Fino
al Giordano non serve alcun confine". Una parola d'ordine che vale per
tutti i coloni (saliti oltre quota 300.000 nella sola Cisgiordania, secondo
gli ultimi dati) e che anima oggi stesso a Gerusalemme la manifestazione indetta
per chiedere a Netanyahu di "non mollare" nemmeno d'un palmo di
fronte alle sollecitazioni degli emissari del poco amato Obama. L'avamposto
di Bruchin sorge a una mezz'ora da Tel Aviv, grazie a una comoda autostrada
riservata. Trentacinque chilometri a ovest c'é il Mediterraneo, 45 a est il
fiume Giordano.
Tagliando verso sud le colonie punteggiano il percorso
anche sulla direttrice che conduce a Gerusalemme, passando a un tiro di schioppo
da Ramallah, capitale provvisoria dell'Autorità nazionale palestinese (Anp)
del presidente Abu Mazen. Ma qui il panorama cambia. L'autostrada cede il
passo alla statale 60, monopolizzata dalle targhe verdi dell'Anp. La vetture
dei coloni diventano l'eccezione e sfrecciano a tutta birra - fra campi, gole
e lapidi - per arrivare a destinazione nel minor tempo possibile. L'autista
che accompagna i cronisti fa in tempo a dire di sentirsi "sicuro in Samaria
come a Tel Aviv" prima che una sassata centri la portiera della macchina
in corsa. Nei giorni scorsi la stampa ha anticipato che il governo, pressato
dalla comunità internazionale, progetta di sgomberare 23 avamposti illegali
anche in quest'area.
"A noi la cosa non tocca", taglia però corto
Ben-Shlomi, accettando per la sua Bruchin tutt'al più lo status di 'avamposto
non totalmente autorizzato'. Che - puntualizza - "non significa affatto
illegale". La prova? Undici anni di vita indisturbata e un bel cartello
indicante il ministero dell'Edilizia fra i committenti di un nuovo lotto di
bifamiliari ormai a buon punto. Un giorno, Ben-Shlomi non ha dubbi, Bruchin
diverrà frazione della città-insediamento di Ariel, distante 10 chilometri.
"Il governo ci vuole qua", assicura. La presenza della casamatta
e del militare di guardia al cancello non pare smentirlo.
(ANSA, 27 luglio 2009)![]()