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Militanti-pacifisti, non attivisti per la pace

di Zvi Mazel*

Come previsto, la provocazione realizzata dalle organizzazioni musulmane in collaborazione con i "pacifisti " ha avuto successo al di là delle loro intenzioni: ci sono state delle vittime .
Adesso possono ora continuare ad alzare il dito contro Israele ed incolparlo per tutto quanto accade.
Gli organizzatori della flotilla, un'organizzazione turca fanatica conosciuta con le iniziali IHH ed i suoi partner europei, avevano dichiarato ripetutamente ed esplicitamente prima di partire che il loro scopo era rompere l'assediamento di Gaza e creare fastidi a Israele.
I rifornimenti umanitari portati a bordo erano solo uno stratagemma per nascondere il vero obiettivo. Israele ha fatto di tutto per fermarli. Gli appelli alla Turchia sono stati ignorati, che ha quindi lasciato partire le navi dando loro tutta l'assistenza. Israele ha proposto di scaricare i rifornimenti umanitari nel porto di Ashdod, per inviarli poi via terra a Gaza attraverso i valichi aperti.
Israele inoltre ha chiesto "pacifisti " di consegnare una lettera al soldato Gilad Schalit , prigioniero di Hamas da quasi quattro anni.
Ma i militanti hanno risposto di non essere interessati a nessuna operazione umanitaria chiesta da Israele.
Volevano effettuare una offensiva Arabo-Europea di propaganda contro Israele per delegittimarlo, far crescere il suo isolamento e provocare una protesta internazionale.
Settimane prima che la flotilla si mettesse in marcia, i media arabi hanno cominciato a trasmettere per radio le immagini della preparazione, insieme a dichiarazioni aggressive dagli organizzatori e le abituali menzogne contro Israele. I governi europei ed i media non hanno reagito né hanno prestato attenzione agli avvertimenti che venivano da Israele.
Nessuna attenzione per il pericolo imminente, né alcun rapporto corretto sulla reale situazione a Gaza.
Eppure tutti sapevano del blocco, che è stato attuato a causa delle operazioni terroristiche effettuate da Hamas insieme al contrabbando di armi.
Inoltre si sa benissimo che non c'è crisi umanitaria a Gaza: Israele lascia ogni giorno passare dozzine, centinaia di camion carichi di rifornimenti.
Purtroppo siamo l'obiettivo di un'offensiva araba ed internazionale di una propaganda caratterizzata dal deliberato rifiuto verso Israele e tutto ciò che riguarda il nostro Paese.
E' il "politicamente corretto" nella sua espressione più rigida.
Gli organizzatori di questa cosiddetta operazione umanitaria hanno capito fin troppo bene che potevano contare, per realizzare con i loro piani , sull'appoggio dei media arabi ed europei.
Ed è quel che è accaduto. Questi "militanti pacifisti" hanno progettato con attenzione il loro agguato.
Dopo aver detto ripetutamente che avrebbero opposto soltanto resistenza passiva, hanno attaccato i soldati che si sono imbarcati sulla nave con pistole, sbarre di ferro e coltelli, ottenendo i risultati che si erano proposti.
In più, erano ben consapevoli del fatto che Israele intendeva condurre le navi al porto di Ashdod, consegnare i rifornimenti a Gaza e rimandare i partecipanti ai loro paesi d'origine.
Una soluzione che poteva essere accettabile da entrambe le le parti.
I militanti avrebbero ottenuto una vittoria morale mentre Israele avrebbe confermato la sua politica legittima di controllo su quel che entra nella striscia di Gaza.
Ma questo non è ciò che volevano i "militanti pacifisti" il cui l'odio verso Israele non conosce limiti. Hanno voluto causare danni, qualunque fosse il prezzo. Dopo tutto, l'attentato suicida è l'arma che sceglie il terrorista, e lo scopo giustifica i mezzi. Quale scelta ha Israele?
Doveva fermare la nave poiché nessuno sapeva con esattezza chi c'era e qual era il carico. Se avesse avuto il permesso di entrare, altre sarebbero arrivate, sicuramente con carichi di armi (e con a bordo terroristi) per congiungersi con Hamas, un'organizzazione terrorista che ha fatto della distruzione dello Stato ebraico il suo fine.
Fermare la nave era un diritto di Israele secondo il codice internazionale.
Dove erano tutte queste organizzazioni pacifiste con i loro militanti negli otto anni bei quali Hamas ha attaccato il sud d'Israele con migliaia di razzi?
Dove erano quando Schalit è stato rapito?
Dove erano quando Hamas ha preso il potere della striscia di Gaza in un sanguinoso colpo di stato?
Hanno protestato per i massacri che ha compiuto?
Hanno protestato quando i cosiddetti leader dell'opposizione sono stati gettati giù dai tetti degli edifici?
Hanno protestato quando altri capi sono stati eliminati con un colpo alla nuca ? Così stiamo ora affrontando una crisi diplomatica totale. La Turchia la userà pienamente per nuocere a Israele. Gli stati arabi - e l'Iran - getteranno benzina sul fuoco per spingere l'ONU a condannare Israele. L'Unione Europea, come di consueto, getterà la colpa su noi - e su noi solamente.
Ha già cominciato, ancor prima che l'intera faccenda sia stata chiarita nei particolari.
Non sarà facile per noi per due ragioni.
Il nostro governo non è stato adeguato nel preparare adeguatamente tutta l'informazione preventiva e non si è mosso con i media presentando le nostre ragioni con forza prima che il caso scoppiasse con la partenza della nave.
Non dimentichiamo che non possiamo aspettarci l'aiuto o anche solo l'assistenza di nessuno.
E' così che sono andate le cose.
Vengono in mente le parole della Bibbia, Numeri 23:9: "Il popolo si troverà da solo e non conterà nulla fra le nazioni"


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* Zvi Mazel, già ambasciatore in Romania, Egitto e Svezia, membro del Jerusalem Center for Public Affairs. In Italia i suoi articoli sono pubblicati da Informazione Corretta.

(Informazione Corretta, 3 giugno 2010 - trad. Angelo Pezzana)