Is 53:1-3

1 Chi ha creduto a quello che abbiamo annunziato?
A chi è stato rivelato il braccio del SIGNORE?
2 Egli è cresciuto davanti a lui come una pianticella[1],
come una radice che esce da un arido suolo;
non aveva forma né bellezza da attirare i
nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci.
3 Disprezzato e abbandonato dagli uomini,
uomo di dolore, familiare con la sofferenza,
pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e
noi non ne facemmo stima alcuna.

Questi versetti contengono la profezia più profonda e centrale di tutto l’AT. applicata a Cristo in tanti passi del NT (Mt 8:17; Mc 15:28; At 8:32-33; Ro 10:16; 1Pi 2:24-25).

Versetto 1

Il verbo "annunziare" del versetto 1 viene compreso sia come attivo che passivo.
Il testo della NR ha la forma attiva: "Chi ha creduto a quello che abbiamo annunziato?"
Mentre nella nota si legge la forma passiva: “Chi ha creduto a quel che ci è stato annunziato
In accordo con questo è la Bibbia ebr. che legge: “Chi avrebbe creduto a quello che abbiamo udito”. [2]

La forma passiva va in accordo con
Giov 12:37-38 “E sebbene avesse fatto tanti miracoli in loro presenza, pure non credevano in lui; affinché s'adempisse la parola detta dal profeta Isaia: Signore, chi ha creduto a quel che ci è stato predicato? E a chi è stato rivelato il braccio del Signore?

Mentre Paolo lo considera nel senso attivo, applicandolo ai profeti e alla loro predicazione:
Ro 10:16 "Ma tutti non hanno ubbidito alla Buona Novella; perché Isaia dice: Signore, chi ha creduto alla nostra predicazione?"

Sì, alcuni hanno creduto al rapporto, ma il numero dei credenti era insignificante in paragone a coloro che hanno rifiutato di credere.

Intanto il rifiuto d’Israele del Servo di Dio ha portato con se che l’Evangelo fosse predicato a noi non Ebrei: “Paolo e Barnaba dissero con franchezza: «Era necessario che a voi per primi si annunziasse la Parola di Dio; ma poiché la respingete e non vi ritenete degni della vita eterna, ecco, ci rivolgiamo agli stranieri, a coloro che non appartengono alla nazione ebraica.” At 13:46

 Ci viene anche detto perché non hanno creduto: Perché a loro non è stato rivelato il braccio di Jahweh.

 Perché a loro non è stato rivelato il braccio di Jahweh?

Molto dipende dalla nostra predisposizione. Loro avevano delle idee che non si conformarono con i pensieri di Jahweh. Era difficile riconoscere nell’umile apparizione del Messia l’Iddio onnipotente sebbene avesse fatto tanti miracoli in loro presenza.

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La duplice domanda del 1° versetto introduce la più grande profezia del futuro pentimento e della conversione d’Israele alla fine dei tempi.

 Quando alla fine dei tempi Israele riconoscerà il suo errore lo farà con un immenso lutto, descritto nel profeta Zaccaria (12:11-12):"In quel giorno vi sarà un gran lutto in Gerusalemme, pari al lutto di Hadadrimmon nella valle di Meghiddon. E il paese farà cordoglio, ogni famiglia da sé; la famiglia della casa di Davide da sé, e le loro mogli da sé; la famiglia della casa di Nathan da sé, e le loro mogli da sé; …."

Da questo lamento nasce la confessione del versetto 2, che descrive con due similitudini come il braccio di Jahweh si è manifestato nella vita del Suo servo, in un modo nascosto agli occhi del popolo.

1.   “Egli è cresciuto davanti a lui come una pianticella,

Il messia è cresciuto davanti a Lui cioè davanti a Dio, sotto il suo sguardo e la sua provvidenza. Lu 2:52 : “E Gesù cresceva in sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini”.

Come? Come una pianticella.

La figura del germoglio che esce dal tronco di un albero abbattuto descrive la tenera rinascita dalla distrutta monarchia di Davide.

2.   La prima parte della seconda figura: come una radice, che è un riferimento al Messia. In Ap 22:16 leggiamo che Gesù dice: “Io sono la radice e la discendenza di Davide”. Isaia lo aveva già identificato come radice d’Isai: Is 11:10 “In quel giorno avverrà che la radice di Isai si ergerà come una bandiera per i popoli”.

Paolo lo rende quel passo nella sua lettera ai Romani (15.12) come segue: «Spunterà una radice di Iesse, colui che sorgerà a governare le nazioni; in lui spereranno le nazioni».

 La seconda parte della seconda figura: che esce da un arido suolo ci parla delle circostanze esterne, della condizione in cui viveva il popolo e in cui avvenne la nascita e la crescita del servo.

Poi il profeta descrive l’aspetto del servo.

Non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci.

Era di sotto gli standard della bellezza. Non era qualcuno che si guardava con piacere come certi uomini che hanno un aspetto avvincente, piacevole da guardare.

Qualcuno pensa che il profeta non sta descrivendo la persona, perché sembra impossibile che la persona di Gesù non emanasse qualcosa della sua convincente grazia e maestà, ma che egli non è apparso con regale pompa o splendore, vale a dire con ciò che attira l’occhio. Questo è pure vero.

Oggi molti credenti pretendono di seguire Gesù come loro modello e non realizzano invece quanto lontani sono dalla mentalità del Figlio di Dio. Loro sentono il bisogno di apparire davanti agli uomini con aspetti da piacere agli uomini: con capelli rossi o biondi, secondo la moda, con unghie smaltate (rosse, blue, color perla o altro), con labbra da attirare gli occhi, con vestiti attillati per sottolineare la figura, o scolati da far vedere parte dei seni o reggi seni, con orecchini che attirano lo sguardo. Mancano solo i campanellini che suonano con ogni passo per farti notare da chi non ti avesse ancora intravisto.

 Egli era (versetto 3) :

Disprezzato e abbandonato dagli uomini,
uomo di dolore, familiare con la sofferenza,
pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia,
era
spregiato, disprezzato e noi non ne facemmo stima alcuna.

Lo sfondo enfatizzato della descrizione dolorosa anticipata dal profeta Isaia, ma retrospettiva da coloro che finalmente riconoscono il loro Messia è: che egli era disprezzato[3].

Da chi era disprezzato e abbandonato?
Dagli uomini nobili [4]. I grandi si sono ritirati da lui. Non aveva nessuna persona di un certo rango dalla sua parte.

Egli era un uomo di dolore. Tutta la sua vita era contrassegnata da una continua sopportazione dolorosa. Egli viveva in un continuo impatto con i sofferenti e la sua mente santa non poteva non soffrire con il continuo impatto col peccato, con l’ingiustizia, con l’ipocrisia religiosa ecc.

Inoltre Egli era come uno, il cui aspetto non si riusciva a sopportare in maniera che si ritirava lo sguardo da lui.

La sua predicazione non è stata accettata, perché lui stesso non è stato valutato: fu considerato come uno senza valore.

Ringrazio il Signore che a me è stato rivelato il braccio di Dio. Ho riconosciuto che il figlio di Dio si è fatto povero, affinché diventassi ricco. In Lui sono stato arricchito in ogni cosa.

Aiutami a seguire le tue orme!


[1] ND ramoscello

[2] Con questo accorda anche la traduzione di Schlachter: „Wer hat dem geglaubt, was uns verkündigt ward

[3]  bazah - La ND lo rende due volte  (vedi anche 49:7).

[4]  i’schim non sono i figli di Adamo (benei adam – 2:9) ma i Signori, gli uomini nobili (benei isch). Al di fuori di qui, solo in Prov.8:4 e Salmo 141:4.