Coloro che hanno esperimentato Dio nella loro vita sentono un enorme vuoto quando il Signore, per qualche motivo, tace. Così il ricordo degli interventi meravigliosi di Dio nel passato della storia del popolo d’Israele induce il profeta alla

Preghiera di intervenire finalmente   - Isaia 63:15-17

Sembra impossibile che Dio possa rimanere insensibile vedendo la situazione del Suo popolo.

15 Guarda dal cielo, e osserva, dalla tua abitazione santa e gloriosa.
Dove sono
il tuo zelo, i tuoi atti potenti?
Il fremito delle tue viscere e
le tue compassioni non si fanno più sentire verso di me.

Che cosa chiede il profeta a Dio?
Di guardare e di osservare.

“Io so che non ho bisogno di chiederTi di guardare e di osservare, perché nulla Ti sfugge. Tu sai ogni cosa e se Tu taci o non intervieni v’è una ragione ben precisa. Ogni Tua azione è motivata dal Tuo amore verso le tue creature. Tu porti avanti il Tuo piano meraviglioso e niente e nessuno Ti possono impedire ad effettuarlo.”

Da dove invita il profeta di guardare e di osservare?
dal cielo, la sua abitazione santa e gloriosa.

Che cosa dice il profeta dell’abitazione di Dio?
Che la sua abitazione è santa e gloriosa.

“Sì, nella Tua presenza non esiste nulla di contaminato, d’impuro, di negativo, nulla che non sia perfetto, alcun ombra di tenebre. La Tua santità riempie il cielo. Sento che l’anima mia è stata fatta per essere perfetta, santa. Tu non puoi accontentarTi di qualcosa che è mediocre, che non è perfetto. L’anima mia desidera entrare nella Tua presenza per ammirare la Tua perfezione, la Tua gloria. - E’ meraviglioso che posso iniziare a contemplarla già nella Tua Parola e che questa contemplazione mi santifica tramite l’opera del Tuo Spirito in maniera che posso crescere nell’assomigliarTi sempre di più. Già ora il Tuo carattere mi riempie di gioia e soddisfazione. Al di fuori di Te non esiste alcuna vera soddisfazione.”

Che cosa chiede il profeta ancora a Dio?
Dove sono il tuo zelo, i tuoi atti potenti?

Dove è andato a finire lo zelo di Dio, che si manifestava: nei suoi atti potenti. Al profeta sembra che Dio non abbia più del fremito delle Sue viscere nei suoi confronti. Le circostanze sembrano indicargli che Dio non abbia più delle compassioni per lui.

Il profeta sente una grande vuoto e una forte nostalgia di vedere degli interventi di Dio.

“Anch’io mi ricordo con gioia quando penso ai Tuoi interventi nella mia vita. Sento molta riconoscenza nei Tuoi confronti. Non sono degno di tanta grazia. Tanto di più l’apprezzo.

So che la sensazione del profeta non corrispondeva alla realtà. Il Tuo amore è talmente grande verso il Tuo popolo che le Tue compassioni nei suoi confronti e i fremiti delle Tue viscere, non diventano mai meno.

Sono sicuro che soffri assistendo alle stragi in Palestina, e che soffri che il Tuo popolo rifiuta il Tuo rimedio per loro, il Messia Gesù.

Tu fremi anche quando noi Cristiani viviamo al di sotto del livello della nostra vocazione come rappresentanti Tuoi.

Vorrei sentire gli stessi fremiti verso i miei fratelli e verso coloro che sono ancora legati nei peccati, nei vizi e non hanno afferrato la mano liberatrice del Salvatore Gesù.”

16   Tuttavia, Perché TU sei nostro padre;
poiché Abraham non sa chi siamo e Israel non ci riconosce.
Tu, Jahweh, sei nostro padre, il tuo nome, in ogni tempo, è Salvatore nostro. [1]

In altre parole, chi abbiamo al di fuori di Te? Se tu non ti occupi di noi, non abbiamo nessuno.

Gli Ebrei non possono contare suoi loro patriarchi, come i cattolici non possono contare su Maria, perché i defunti ignorano la nostra situazione e non possono interferire nella nostra situazione. Abraham non sa chi siamo e Israel non ci riconosce.

Jahweh avendo (De 32:6) chiamato Israele all’esistenza è il loro Padre e ciò fin dall’eternità (me’olam), è il loro Goel = il più vicino parente che paga per loro il prezzo di riscatto.

“Anche per me hai pagato il prezzo di riscatto. anch’io posso chiamarTi mio Padre. Non riesco a comprendere la dimensione nella quale mi hai inserito, ma so che sei mio Padre. Mi hai adottato per mezzo di Gesù Cristo, mio salvatore. Voglio seguire le orme di Gesù, affinché Tu possa essere contento di me. So che è molto bello quando un padre può essere fiero di suo figlio, me lo hai fatto già gustare e anche per questo ti ringrazio.”

17   SIGNORE, perché ci fai peregrinare lontano dalle tue vie e
rendi duro il nostro cuore perché non ti tema?
Ritorna, per amor dei tuoi servi, delle tribù della tua eredità!

Quando l’uomo respinge la grazia di Dio Egli gliela ritira e lo abbandona alle sue vie. Il cuore che si apre al peccato, che sceglie la disubbidienza, s’indurisce progressivamente, diventa incapace a credere, fino a raggiungere un punto di non ritorno. La situazione diventa irrimediabile. Il Faraone né è un esempio classico e altrettanto la storia d’Israele. La massa è perduta, ma rimane una possibilità di salvezza per il singolo, che si appella alla grazia di Dio.

“Signore preservami dal resisterTi. Vorrei compiere ogni Tuo desiderio. Mantieni il mio cuore sempre sensibile; anzi rendilo più sensibile in maniera che io possa afferrare ogni Tuo desiderio nei miei confronti. Sono Tuo e sono felice d’esserlo.”

18 Per poco tempo il tuo popolo santo ha posseduto il paese;
i nostri nemici hanno calpestato il tuo santuario.
19 Noi siamo diventati come quelli che tu non hai mai governati,
come quelli che non portano il tuo nome!

“Se ad Israele avevi affidato un paese anche a me hai affidato delle ricchezze di vario genere. Te ne sono tanto riconoscente e desidero amministrarle in modo che Tu possa essere contento della mia amministrazione. Desidero sentire dalle Tue labbra: vieni servitore fedele …

Tu hai permesso che i nemici d’Israele hanno distrutto il Tuo santuario, perché non serviva più allo scopo per cui Tu l’avevi fatto costruire.  Il Tuo tempio oggi è nei nostri cuori. Io sono tempio dello Spirito Santo e faccio parte del tempio che ha come fondamento Gesù ed i suoi apostoli. Che io possa essere consapevole di questa dignità per giammai rendere impuro la Tua dimora in mezzo a noi.

C’era un tempo in cui Tu guidasti e governasti il Tuo popolo. E così Tu desideri guidarci in ogni cosa che facciamo. Tu sei il solo savio. Seguire Te è la cosa più saggia che si possa fare.

Porto il nome di Tuo figlio e come tale voglio essere conosciuto in mezzo alla gente.

Che il nome di Gesù possa essere onorato tramite un mio comportamento degno di Lui.”


Isaia 64:1-12  …che Dio volesse manifestare la sua potenza

1 Oh, squarciassi tu i cieli, e scendessi!
Davanti a te
[2] sarebbero scossi i monti.
2 Come il fuoco accende i rami secchi, come il fuoco fa bollire l'acqua,
tu faresti conoscere il tuo nome ai tuoi avversari e
le nazioni tremerebbero davanti a te.

Che cosa desidera il profeta?

Desidera che Dio squarciasse i cieli e scendesse = lui desidera un intervento potente del Signore.

Dove colloca il profeta Dio?
Lui colloca Dio nel cielo.

Questo è una visione generale. Noi sappiamo che Dio non è lontano. Paolo disse a Atene: “In lui viviamo, ci muoviamo e siamo”. Atti 17:28.

Che cosa succederebbe se Dio lo facesse?
1.  I monti sarebbero scossi
2.  Lui farebbe conoscere il suo nome ai suoi avversari, cioè Lui farebbe sapere chi egli è e di conseguenza:
3.  Le nazioni tremerebbero davanti a Lui.

Che cosa vuol dire con le parole: “come il fuoco accende i rami secchi, come il fuoco fa bollire l’acqua”?
Come queste due esempi sono delle realtà incontestabili così è sicuro che alla manifestazione di Dio succedono le tre cose menzionate.

Su che cosa basa questa sua certezza?
Isaia basa questa certezza sulle esperienze del passato.

Per quanto spavaldo possa essere l’uomo di fronte a Dio mentre questi rimane nel latente, nel momento che Dio si manifesta l’uomo diventa un nulla.

Il nostro Dio è un fuoco consumante (Eb 12:29)   che divora (De.4:24).

Un fiume di fuoco scaturisce e scende dalla sua presenza; mille migliaia lo servono, diecimila miriadi gli stanno davanti (Da 7:10).

Chi può resistere davanti alla sua indignazione? Chi può sopportare l'ardore della sua ira? Il suo furore si spande come fuoco e le rocce si schiantano davanti a lui (Naum 1:6).

Una rievocazione del passato

3 Quando facesti le cose tremende che noi non ci aspettavamo,
tu discendesti e i monti furono scossi davanti a te.

A quale esperienza si riferisce Isaia?
Probabilmente ai giorni in cui Dio stipulò il patto con il popolo d’Israele, fatto che fu trasmesso di generazione in generazione?

In quel giorno tutto il popolo tremò e temette di dover morire, sebbene Dio non era sceso sul monte per giudicarlo ma per stipulare un’alleanza.

Leggiamo in Eso 20:18-19 “tutto il popolo udiva i tuoni, il suono della tromba e vedeva i lampi e il monte fumante. A tal vista, tremava e stava lontano. E disse a Mosè: «Parla tu con noi e noi ti ascolteremo; ma non ci parli Dio, altrimenti moriremo»”.

Immaginiamoci se Dio fosse disceso per giudicare il popolo.

Leggiamo ancora altre testimonianze tramandate.

Quando Mosè chiese la presenza di Dio in mezzo al campo, dato che Israele era un popolo di collo duro il SIGNORE rispose: “Ecco, io faccio un patto: farò davanti a tutto il tuo popolo meraviglie, quali non sono mai state fatte su tutta la terra né in alcuna nazione; tutto il popolo in mezzo al quale ti trovi vedrà l'opera del SIGNORE, perché tremendo è quello che io sto per fare per mezzo di te” Eso 34:10.

In seguito rivolgendosi al popolo Mosè disse: “Egli è l'oggetto delle tue lodi, è il tuo Dio, che ha fatto per te queste cose grandi e tremende che gli occhi tuoi hanno viste” (De 10:21).

Davide in una delle sue preghiere disse a Dio: “qual popolo è come il tuo popolo, come Israele, l'unica nazione sulla terra che Dio sia venuto a redimere per formare il suo popolo, per farsi un nome, per compiere cose grandi e tremende, cacciando davanti al tuo popolo, che ti sei redento dall'Egitto, delle nazioni con i loro dèi?” 2Sam 7:23.

In vari salmi racconta le opere che il Signore ha compiuto:

Sal 68:8    la terra tremò; anche i cieli si sciolsero in pioggia davanti a Dio; lo stesso Sinai tremò davanti a Dio, al Dio d'Israele.

Sal 18:6-7 Nella mia angoscia invocai il SIGNORE, gridai al mio Dio. Egli udì la mia voce dal suo tempio, il mio grido giunse a lui, ai suoi orecchi.  Allora la terra fu scossa e tremò, le fondamenta dei monti furono smosse e scrollate; perché egli era colmo di sdegno.

Sal 66:3, 5 Il salmista invita nel suo canto i fedeli a cantare: “Come sono tremende le opere tue! Per la grandezza della tua potenza i tuoi nemici ti aduleranno.   Venite e ammirate le opere di Dio; egli è tremendo nelle sue azioni verso i figli degli uomini. Egli cambiò il mare in terra asciutta; il popolo passò il fiume a piedi”.

Sal 105:27-36  Fino al giorno d’oggi si ricorda cantando come Dio per mezzo di Mosè e Aaronne manifestò la sua maestà imparagonabile:

“Essi (Mosè e Aaronne) operarono in mezzo a loro i miracoli da lui ordinati, fecero dei prodigi nella terra di Cam.

Mandò le tenebre e si fece buio, eppure non osservarono le sue parole.

Cambiò le acque in sangue e fece morire i loro pesci.

La terra brulicò di rane, fin nelle camere dei loro re.

Egli parlò, e vennero mosche velenose e zanzare in tutto il loro territorio.

Mandò loro grandine invece di pioggia, fiamme di fuoco sul loro paese.

Colpì le loro vigne e i loro fichi e spezzò gli alberi del loro territorio.

Egli parlò e vennero cavallette e bruchi innumerevoli, che divorarono tutta l'erba del paese e mangiarono il frutto della loro terra.

Poi colpì tutti i primogeniti nel loro paese, le primizie del loro vigore

Sal 106:21-22 “Dimenticarono Dio, loro salvatore, che aveva fatto cose grandi in Egitto, cose meravigliose nel paese di Cam, cose tremende sul mar Rosso”.

Tutte queste cose erano note al profeta Isaia. E lui può dire con assoluta certezza:

4   Mai si era udito, mai orecchio aveva sentito dire, mai occhio aveva visto
che un altro dio, all'infuori di te, agisse in favore di chi spera in lui.

Ad Abram Dio aveva detto: “Io sono il tuo scudo”

Davide cantò (Sl 18:30): “Egli è lo scudo di tutti quelli che sperano in Lui”.

Un altro salmista cantò (Sl 33:18): “Ecco, l'occhio del SIGNORE è su quelli che lo temono, su quelli che sperano nella sua benevolenza..”

E Isaia disse (30:18): “il SIGNORE è un Dio di giustizia. Beati quelli che sperano in lui!”

Paolo ci insegna (Ro 5:5): “la speranza non delude, perché l'amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato”.

 

Tre verità incontestabili

5 Tu vai incontro a chi gode nel praticare la giustizia,
a chi, camminando nelle tue vie, si ricorda di te;
ma tu ti sei adirato, perché abbiamo peccato nel tempo passato,
ma
noi saremo salvati. [3]

1. Che cosa fa Dio secondo il profeta?

Va incontro a chi gode nel praticare la giustizia

Cosa vuol dire andare incontro a una persona?
Gesù raccontò l’episodio di un figlio che sperperò la sua eredità nel mondo e che poi trovandosi in estrema povertà e dovendo pascolare dei porci senza potersi nemmeno sfamare con ciò che mangiavano i porci entrò in sé e disse:

Mi leverò e andrò da mio padre, e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi lavoratori salariati. - Egli dunque si levò e andò da suo padre. Ma mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò.

Certamente questo è un esempio in cui un padre andò “incontro” a suo figlio.

Vogliamo leggere come Gesù proseguì il racconto, perché è troppo bello:

il figlio gli disse: "Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te e non sono più degno di essere chiamato tuo figlio". Ma il padre disse ai suoi servi: "Portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei sandali ai piedi. Portate fuori il vitello ingrassato e ammazzatelo; mangiamo e rallegriamoci, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". E si misero a fare grande festa. Lu 15:18-24

Isaia dice che Dio va incontro a “chi gode nel praticare la giustizia”.

Ciò include perciò il penitente, colui che si avvia a praticare la giustizia.

Colui che ha gustato che il Signore è buono gode a praticare la giustizia, perché nella giustizia v’è la vita e con ciò la vera gioia.

Ascoltiamo i salmista del salmo 119:

24 Le tue testimonianze sono la mia gioia; esse sono i miei consiglieri.
35 Guidami per il sentiero dei tuoi comandamenti, poiché in esso trovo la mia gioia.
47 Troverò gioia nei tuoi comandamenti, perché li amo.
77 Venga su di me la tua compassione, e vivrò; perché la tua legge è la mia gioia.
92 Se la tua legge non fosse stata la mia gioia, sarei già perito nella mia afflizione.
111 Le tue testimonianze sono la mia eredità per sempre, esse sono la gioia del mio cuore.
143 Affanno e tribolazione mi hanno colto, ma i tuoi comandamenti sono la mia gioia.
174 Io bramo la tua salvezza, SIGNORE, e la tua legge è la mia gioia.

Se è vero che Dio va incontro a chi pratica la giustizia è pure vero che

2. Dio si adira nei confronti dell’ingiustizia

tu ti sei adirato, perché abbiamo peccato nel tempo passato”. Ritengo che la traduzione della ND sia migliore che invece di “nel tempo passato” traduce e: “a lungo”

L’atteggiamento del profeta è tipico per i giusti che non indicano col dito gli altri dicendo: “Voi avete peccato”, ma che dice “abbiamo peccato”.

3. Solo chi realizza di aver peccato nei confronti di Dio può dire: noi saremo salvati

Chi si rende conto di aver peccato si rende anche conto che ha bisogno di essere salvato.

E se conosce il cuore di Dio e la sua parola potrà dire con il profeta: ma noi saremo salvati”. C’è speranza per chi prosegue come il profeta:

6 Tutti quanti siamo diventati come l'uomo impuro,
tutta la nostra giustizia come un abito sporco;
tutti quanti appassiamo come foglie e la nostra iniquità ci porta via come il vento.

Di nuovo Isaia non dice: “Tutti sono diventati” ma “... siamo diventati”.

Lui non si eleva sugli altri in un orgoglio spirituale.

Lui, come Paolo, riconosce che non v’è alcun giusto, neanche uno. Isaia lo realizzò quando ebbe la visione di Dio al principio del suo ministero e ebbe la paura di dover morire (Isaia 6).

Paolo disse di se stesso: “Difatti, io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene; poiché in me si trova il volere, ma il modo di compiere il bene, no” (Ro 7:18).

Ci sono coloro che dicono: "Sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di niente!"

Ma a loro Gesù risponde: Tu non sai, invece, che sei infelice fra tutti, miserabile, povero, cieco e nudo. Perciò io ti consiglio di comperare da me dell'oro purificato dal fuoco, per arricchirti; e delle vesti bianche per vestirti e perché non appaia la vergogna della tua nudità; e del collirio per ungerti gli occhi e vedere. Ap 3:17-18

Se non esperimenteremo questa purificazione saremo veramente come foglie portate via col vento in un posto dove gemeremo per l’eternità.

7 Non c'è più nessuno che invochi il tuo nome, che si risvegli per attenersi a te;
poiché tu ci hai nascosto la tua faccia, e ci lasci consumare dalle nostre iniquità.

Perché, secondo Isaia, non v’è nessuno che invochi il nome di Dio?
Perché Dio ha nascosto la sua faccia. Perché Dio permette che le persone vengono consumate nella loro iniquità.

Quando Dio abbandona l’uomo a se stesso o agli altri uomini ciò è una manifestazione di un suo giudizio. In Romani 1: 28 leggiamo: Egli li ha abbandonati in balìa della loro mente perversa sì che facessero ciò che è sconveniente.

E’ difficile accontentare l’uomo peccatore.

Se Dio interviene e punisce il peccatore allora si dice che Dio è un despota.

Se lascia passare il peccato e permette che gli uomini vengono consumati o si consumano gli uni gli altri nelle loro iniquità allora Dio non c’è o è ingiusto. 

Certo chi soffre di più in quest’ultima situazione è sempre il giusto, ma Dio ne tiene conto per il giorno della giusta rimunerazione (ricompensa).

Per la seconda volta Isaia ricorda a Dio che Lui è il loro Padre

8 Tuttavia, SIGNORE, tu sei nostro padre;
noi siamo l'argilla e
tu colui che ci formi;
tutti noi siamo opera delle
tue mani.
9 Non adirarti fino all'estremo, o SIGNORE! Non ricordarti dell'iniquità per sempre;
ecco, guarda, ti supplichiamo (per favore); tutti noi siamo
tuo popolo.

Isaia si presenta come un sacerdote in favore del popolo. Egli continua a identificarsi con coloro che egli chiama suoi figli in quanto opera delle mani di Dio. L’inciso, per favore, nella sua preghiera ci rivela i profondi sentimenti di Isaia. Egli chiede a Dio di togliere dai suoi ricordi le loro iniquità.

Siamo tutti l’opera di Dio. Israele si trovava in quel tempo come il vaso mal riuscito che è stato rimpastato (Ger. 18:1-10). Questa situazione certamente non è piacevole. Dio sa bene quello che fa. Siamo noi che a volte siamo confusi, specialmente quando il filo di comunione fra noi e Dio si è interrotto a causa del nostro peccato.

E’ molto bello come Isaia interviene in favore di coloro che non hanno ancora i suoi sentimenti. Isaia cerca di mettersi nei panni di Dio. Non pensa a sé ma a coloro che egli identifica come il popolo di Dio (tuo popolo), del quale fa parte anche lui.

Isaia si chiede:

E’ possibile che Dio rimanga impassibile di fronte alla situazione d’Israele?

perciò prosegue con le parole:

10 Le tue città sante sono un deserto;
Sion è un deserto, Gerusalemme è una desolazione
(Sl 74; 79).
11 La nostra santa e magnifica casa, dove i nostri padri ti celebrarono, è diventata preda delle fiamme,
quanto avevamo di più caro è stato devastato.
12 Davanti a queste cose te ne rimarrai impassibile, o SIGNORE?
Tacerai e ci affliggerai fino all'estremo?

Ci troviamo circa nel 698 a. Cr. . Isaia, tramite la rivelazione profetica, pronuncia queste parole prima della distruzione del tempio nel 586 a. Cr. come se fosse già avvenuta.

Dio non rimane indifferente di fronte a queste cose. E’ Lui che li provocherà a causa del peccato di coloro che avrebbero dovuto onorarlo davanti alle popolazioni pagane. Invece di servirGli di testimonianza lo hanno disonorato, adeguandosi alle abitudini e ai peccati delle nazioni. Perciò un intervento di giudizio sarà necessario se non ci sarà un ravvedimento. Il ravvedimento non è stato e così le cose annunziate da Isaia sono diventate realtà.

Questi principi valgono ancora oggi e perciò anche oggi né tu, né io, né Israele possiamo vivere in pace fintanto che non con profondo pentimento riconosceremo Gesù il Messia (Yeshua HaMashiach) come Salvatore e Signore della propria vita.


[1] nostro Padre, nostro Redentore da sempre (è) tuo nome.
[2] Mi’paneicha – davanti alla tua faccia
[3] ND “in questo abbiamo continuato a lungo e abbiamo bisogno di essere salvati.”