Il canone delle Sacre Scritture
La Chiesa di Roma afferma: "Senza l'interpretazione di un'autorità divina e infallibile, distinta dalla Bibbia non potremmo mai sapere con certezza divina, quali siano i testi che costituiscono le Scritture ispirate .." The Question Box, di Bertrand L. Conway, C.S.P., The Paulist Press, N.Y.

RISPOSTA
La suddetta affermazione solleva il problema dell'aurorità della Chiesa romana nel determinare quali libri fanno parte della Sacra Bibbia.

1. Il canone degli scritti ebraici

era già concluso ai tempi di Gesù. Per riferirsi agli scritti Sacri si usava le espressioni "la Legge di Mosè, i Profeti e i Salmi".
"Non pensate ch'io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per compire: poiché io vi dico in verità che finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà, che tutto non sia adempiuto." Matteo 5 :17,18
"Poi disse loro: Queste sono le cose che io vi dicevo quand'ero ancora con voi: che bisognava che tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, ne' profeti e nei Salmi, fossero adempiute." Luca 24 : 44

Le Scritture ebraiche furono accettate senza problemi fin dal principio dalle Comunità cristiane.
Le edizioni evangeliche della Bibbia contengono tutti i libri del Canone ebraico.

Tra il 285 e il 247 a. Cr. tale Scritture furono tradotte in greco ad Alessandria, a uso delle Comunità greche e a esse venne aggiunto un certo numero di libri apocrifi, scritti dopo che il Canone delle Scritture ebraiche era già completato.
Il Concilio di Laodicea e di Cartagine nel 363 e 397 d. Cr. incluse questi libri nell'elenco dei libri dell'Antico Testamento.
Il Concilio di Trento ne affermò la canonicità il 8-4-1546.

Noi Evangelici non accettiamo i libri deuterocanonici per le seguenti ragioni:
1. Perché gli Ebrei, "a cui furono affidati gli oracoli di Dio" (Ro 3:2), non li riconoscevano, né li riconoscono tuttora come ispirati.

Giuseppe Flavio considerava il canone del Vecchio Testamento chiuso ai giorni di Artaserse ossia al tempo di Esdra.
Ecco le sue parole:

"Abbiamo soltanto 22 libri illustranti la storia dell'intero periodo, libri ritenuti di origine divina.
Cinque di questi appartengono a Mosè e contengono le sue leggi e le tradizioni delle origini del genere umano fino al tempo della morte di Mosè. Dopo di essa, fino al regno di Artaserse, i profeti che successero a Mosè scrissero la storia degli avventi che si verificarono nel loro tempo in 13 libri.
I rimanenti 4 libri comprendono inni a Dio e precetti per la condotta nella vita dell'uomo.
Dai tempi di Artaserse fino ai nostri giorni, ogni avvenimento è stato riportato, ma questi recenti documenti non sono stati reputati degni di credito uguale a quelli che li hanno preceduti, in quanto manca l'esatta successione dei profeti.
La prova pratica dello spirito con il quale trattiamo le nostre Scritture sta nel fatto che benché sia ora trascorso un così grande lasso di tempo, non un'anima si è avventurata ad aggiungere o togliere o alterare una sillaba, ed è nella natura di ogni Ebreo, dal giorno della sua nascita, di considerare queste Scritture come insegnamento di Dio e di osservarle e, se ne sorgesse la necessità, dare con gioia la sua vita per esse".

pag 335 Commentario abbreviato di Hallet

2. Gesù e i suoi discepoli citano per circa 300 volte l'Antico Testamento dalla versione greca, ma citano mai un passo dai libri apocrifi.

3. Quando S. Girolamo tradusse la Bibbia in latino, negli anni 382-404 d. Cr., non tradusse i libri apocrifi. Egli rifiutò di riconoscerli come parte del Canone delle Scritture. Egli scrisse nel prologo a Graziano:

"La chiesa legge il libro di Tobia, di Giuditta, dei Maccabei, di Baruc, di Susanna, della Sapienza, dell'Ecclesiastico, l'inno dei tre giovani e le favole di Belo e del dragone, ma essa non le riceve punto nel novero delle Scritture autentiche; le legge soltanto a fine di ricavarne una lezione per la vita e un esempio per i costumi, ma non già per stabilirvi una dottrina". Ma il Vangelo non dice così 14. Ediz. pag. 33; 16. Ediz. pag 24

4. L'autore dei Maccabei chiude il secondo libro dicendo che avrebbe voluto scrivere bene; se la sua esposizione è rimasta imperfetta e soltanto mediocre, vuol dire che non era in grado di fare meglio. Così non avrebbe mai scritto un uomo consapevole d'aver scritto ispirato dallo Spirito Santo (2Ma 15:38).
La morte di Giuda Maccabeo è descritta in 1Ma 9:18.
Egli morì sul campo di battaglia nel primo mese dell'anno 152. Ma 36 anni dopo essere morto scrive una lettera agli Ebrei in Egitto (2Ma 1:10).
La morte del re Antioco Epifane è raccontata in tre modi diversi.
La prima volta muore di tristezza (1Ma 6:13-16).
La seconda volta muore in Persia nel tempio di Nanea fatto a pezzi dai sacerdoti (2Ma 1:11-16).
La terza volta muore ritornando dalle regioni della Persia colpito da una piaga incurabile da Dio (Ma 2:9:5-29).
E questo libro viene citato dalla Chiesa romana come prova dell'esistenza del purgatorio.

5.
Il cardinale Gaetano dice alla fine del suo commentario sul libro di Ester:
"Abbiamo compiuto i commentari sui libri storici del Vecchio Testamento, perché gli altri libri che restano, cioè Giuditta, Tobia e i due libri dei Maccabei sono posti fuori dal Canone, e collocati fra gli apocrifi da San Girolamo. Né devi turbarti, tu che sei poco esperto nella sacra scienza, se qualche volta troverai questi libri posti fra i canonici, o da qualche Concilio, o da qualche santo dottore, perché, tanto le parole di quei concili, come di quei dottori debbono essere intese nel senso di Girolamo, secondo il sentimento da lui espresso, scrivendo ai vescovi Cromazio ed Eliodoro; il quale è, che quei libri (o se ve ne sono altri che si volessero porre come canonici) non sono canonici, vale a dire, non sono una regola per appoggiare su di essi i dogmi. Possono nondimeno chiamarsi canonici nel senso che servono di regola per la edificazione dei fedeli. è in questo senso soltanto che alcuni antichi concili o padri li hanno ricevuti nella Bibbia. Con tale distinzione potrai bene comprendere quello che dice san Agostino nel libro secondo della dottrina cristiana, e quello che è stato scritto nel concilio di Firenze sotto Eugenio IV, e quello che è stato scritto nei concili provinciali di Cartagine e di Laodicea e dai papi Innocenzo e Gelasio."
Il Purgatorio, perché non è ammesso dagli Evangelici, di De Sanctis, sec. Ediz. 1864, pag. 12/13

2. Il canone del Nuovo Testamento

era già riconosciuto dalle chiese prima del Concilio di Nicea nel 325.
Origine d'Alessandria (185-254) dubitava solo circa l'autorità dell'epistola di Giacomo e della 2. e 3. epistola di S. Giovanni.
Eusebio di Cesarea (264-340) preparò per l'imperatore Costantino 50 Bibbie che contenevano tutti i libri dai quali essa è composta oggi, sebbene alcuni dubitavano ancora dell'ispirazione dell'epistola di Giacomo, della 2. epistola di Pietro e della 2. e 3. epistola di Giovanni.
Il Concilio di Cartagine nel 397 non fece altro che ratificare il giudizio delle chiese e decise di limitarsi nelle letture pubbliche soltanto alle Scritture divine.
Non v'erano mai delle dispute sulla canonicità .


Conclusione
Il canone del Vecchio e Nuovo Testamento fu accettato dalla Chiesa Cristiana molto tempo prima della formazione della Chiesa Cattolica Romana.
Leone I (440-461) era il primo dei vescovi di Roma che reclamò per sé la supremazia sopra tutte le chiese.

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