Monte del Tempio NES, n. 8, anno 12

Se Gerusalemme sta al centro del contenzioso, il Monte del Tempio sta al centro di Gerusalemme e su di esso pare essersi incagliato il negoziato israelo-palestinese. Così è stato, per lo meno, nel vertice a tre di Camp David (11-24.07.00). Così pare sia andata, di nuovo, negli incontri bilaterali a New York a margine della sessione dell'Assemblea Generale dell'Onu per il millennio. ''Nei negoziati con siriani e palestinesi e con il ritiro dal Libano - ha dichiarato il primo ministro israeliano Ehud Barak dal podio delle Nazioni Unite (6.09.00) - il mio governo ha dimostrato di saper prendere decisioni dolorose in nome della pace. Ma resta da capire se anche i nostri interlocutori sono all'altezza di questo momento storico''. Dubbio legittimo, condiviso ormai anche dai mediatori americani e da altri governi, in Europa e forse anche in Medio Oriente. Basta mettere a confronto i due interventi all'Onu: mentre Barak riconosceva che ''Gerusalemme è sacra anche per cristiani e musulmani di tutto il mondo ed è prediletta dai palestinesi'', il presidente dell'Autorita' palestinese Yasser Arafat parlava di Gerusalemme come della ''culla di Cristo'' e del luogo del viaggio di Maometto al cielo, senza fare alcun accenno ai legami degli ebrei con la città. Barak ripetè di essersi spinto ''molto avanti'' nei colloqui di Camp David, soprattutto sulla questione di Gerusalemme. ''Ma - aggiunse - da allora non abbiamo visto alcun segno di flessibilita' o di apertura da parte palestinese''. Anzi, dopo Camp David la posizione di Arafat è andata retrocedendo. ''Ho la sensazione - ha spiegò Barak (Haaretz, 6.09.00) - che egli si stia atteggiando sempre più a Guardiano dei Luoghi Santi''. Eppure, ha spiegato il ministro degli esteri israeliano Shlomo Ben-Ami al giovane re del Marocco, presidente della Conferenza Islamica per Gerusalemme (Politica, 5.09.00), ''il conflitto tra israeliani e palestinesi non è di natura religiosa. Arafat sta cercando di trascinarci in una disputa religiosa sulla questione del Monte del Tempio, ma commette un grosso errore se vincola la soluzione di tutto il problema palestinese e del conflitto mediorientale alla questione simbolica di una moschea. Certo, i simboli sono importanti. Per questo stiamo cercando di trovare una soluzione che garantisca la situazione attuale, che funziona, pur dando soddisfazione a entrambe le parti sul piano dei simboli''. Per capire dunque quest'ultimo nodo del contenzioso, dobbiamo concentrare l'attenzione su una questione di simboli e di sovranità. Collocato nel cuore di Gerusalemme, all'interno della cerchia di mura della Citta' vecchia, il Monte del Tempio è un'altura sulla cui sommità sorgevano sia il Primo Tempio, distrutto dai Babilonesi nel 587 a.e.v., sia il Secondo Tempio, distrutto da Tito nel 70 e.v. Secondo la tradizione ebraica, il Monte del Tempio è anche il luogo dove fu creato il primo uomo e dove il patriarca Abramo si recò per il sacrificio di Isacco. In realtà si tratta di un monte che da tempo ha perso la forma del monte. Alla sua sommità si estende una vasta spianata creata da Erode il Grande nel I secolo a.e.v. quando fece ampliare i cortili del Tempio, sostenendoli con enormi contrafforti laterali. Ciò che resta di uno di questi contrafforti, sul fianco ovest del monte, è diventato nei secoli il fulcro della nostalgia e dell'aspirazione al riscatto del popolo ebraico. Oggi e' noto come Muro occidentale (o Muro del pianto). Benché gli ebrei avessero perso l'indipendenza prima del 70 e siano rimasti presenti nella loro terra anche dopo quell'anno, la distruzione del Tempio divenne simbolo della perduta libertà e dell'inizio dell'esilio. Nel 638 Gerusalemme è conquistata dai musulmani. Sul Monte, che gli arabi chiamano Haram Al-Sharif, il califfo Omar fa costruire una moschea destinata a diventare la moschea di Al-Aqsa. Nel 691 il califfo Abd al-Malik fa costruire un secondo monumento, la Cupola della Roccia, nel luogo dove secondo la tradizione islamica Maometto, giunto dalla Mecca su una cavalcatura alata, ascese per un viaggio in cielo. Quasi tutti gli archeologi ritengono che la cupola sia stata costruita più o meno nel punto dove prima sorgeva il Tempio ebraico. E questo potrebbe essere proprio il motivo per cui fu edificata esattamente in quel punto, secondo la stessa logica di conquista per cui i romani proprio in quel punto avevano edificato un tempio a Giove. Nel 1948 gli ebrei d'Israele riacquistano l'indipendenza, ma perdono nei combattimenti la Citta' vecchia. Monte del Tempio e Muro occidentale restano al di la' del filo spinato che divide in due Gerusalemme. Per quasi vent'anni gli ebrei d'Israele e del resto del mondo non hanno potuto visitare nè pregare nei luoghi che da tre millenni venerano come più cari e densi di significato. La situazione cambia radicalmente il 7 giugno 1967. ''Har habayit beyadenu'', il Monte del Tempio e' nelle nostre mani. Con queste parole quella mattina il comandante Motta Gur comunicava al generale Uzi Narkiss che i suoi paracadutisti, penetrati nella Citta' vecchia, erano giunti al Muro occidentale e alla spianata delle moschee. In quelle tre parole era riassunto il sollievo di un intero popolo per il pericolo scampato e l'euforia per la brillante vittoria: gli ebrei, non più deboli e alla mercé del potere altrui, avevano saputo salvarsi e riprendere controllo del luogo che si identificava con i concetti stessi di dignita' e liberta'. Nel giro di pochi giorni, tuttavia, il significato di quelle tre parole diventera' molto relativo. Gia' nel pomeriggio del 7 giugno il ministro della difesa Moshe Dayan ordinava che fosse tolta la bandiera israeliana che un soldato aveva issato sulla Cupola della Roccia. Dieci giorni dopo, seduto alla beduina sui tappeti della moschea di Al-Aqsa, Dayan annunciava ai rappresentanti religiosi musulmani che i soldati israeliani avrebbero lasciato il Monte del Tempio. Israele avrebbe continuato a esercitare il controllo sulla sicurezza, ma dall'esterno della spianata. All'interno, nella moschea e nella Cupola della Roccia, il controllo sarebbe rimasto di fatto nelle mani delle autorita' islamiche, senza che nessun israeliano in uniforme venisse a interferire. Era nato il nuovo status quo. Il Monte sarebbe rimasto un luogo musulmano. Naturalmente ogni cittadino israeliano avrebbe potuto visitarlo, ma non sarebbe diventato un luogo di culto ebraico e il governo rinunciava a esercitare un controllo diretto. Il 28 giugno 1967 Israele decretava Gerusalemme citta' unita, capitale dello Stato di Israele. Ma la spianata delle moschee sul Monte del Tempio, da allora e fino ad oggi, ha continuato a godere di una sorta di tacita extraterritorialita'. Intanto Israele garantiva piena libertà d'accesso per tutti alla Città vecchia, con i suoi luoghi venerati dalle tre religioni, compreso naturalmente il Muro Occidentale. Questa politica trovò sostegno anche da parte delle autorità religiose ebraiche. Con una dichiarazione dello stesso anno, poi ribadita numerose volte, il rabbino capo d'Israele e decine di eminenti personalità religiose plaudivano al ritorno del Monte del Tempio sotto il controllo d'Israele, ma ammonivano gli ebrei di non mettervi piede. Non conoscendo l'esatta ubicazione del Tempio, infatti, un ebreo che si recasse sulla spianata potrebbe inavvertitamente trovarsi nel luogo dove sorgeva la parte più interna del Tempio, il Santo dei Santi, contravvenendo in questo modo a un preciso divieto religioso. Scrive Gershom Gorenberg sul Jerusalem Report (14.08.00): ''Ne risultò una sorta di compromesso territoriale, una divisione di fatto dei luoghi santi. Dal punto di vista morale, questa politica costituiva una cambiamento rispetto alla vecchia logica della conquista. Da un punto di vista pragmatico, Israele accettava che il proprio potere sovrano conoscesse dei limiti, sebbene non definiti, nei luoghi santi di Gerusalemme''. Da 33 anni, dunque, il Monte fa parte per legge dello Stato di Israele, ma è gestito autonomamente dal Waqf, l'autorità religiosa islamica, guidata da un mufti' prima nominato dai giordani, oggi dall'Autorita' palestinese. Ufficialmente le leggi israeliane si applicano pienamente anche al Monte del Tempio. In pratica, il governo di Israele si limita a monitorare le attivita' del Waqf in quel luogo per quanto riguarda pratiche di culto, costruzioni, progetti, scavi archeologici. Dal canto loro, le autorità islamiche ufficialmente negano qualunque contatto con il governo israeliano, mentre in realtà concordano con esso gran parte della gestione del Monte. Questa situazione ha garantito per oltre tre decenni buoni livelli di coesistenza e di cooperazione. In pratica funziona, tant'è che anche i rapporti tra governo israeliano e luoghi santi cristiani sono stati impostati nello stesso spirito e con risultati analoghi. Fonti israeliane citate da Haaretz (30.08.00) fanno capire che Israele è disposto a prendere in considerazione idee anche molto ''creative'' circa la questione della sovranita' sul Monte del Tempio. Questione in gran parte simbolica, se si considera come le cose funzionano gia' da tempo nella pratica. E in effetti, di idee creative ne sono circolate parecchie. Per quanto se ne può sapere, spiega Akiva Eldar su Haaretz (30.08.00), ''Barak non insiste nel perpetuare la sovranita' israeliana su tutto il Monte del Tempio e su tutti gli altri 320 luoghi religiosi sparsi nella sacra area di Gerusalemme. Pur di disinnescare la bomba simbolica della sovranità, Barak è disposto a discutere con Arafat di sovranità divisa, funzionale, sospesa ecc. E' disposto persino a chiamare in causa la sovranità divina''. Anche i mediatori americani si sarebbero prodigati nel formulare fantasiose ipotesi di soluzione, arrivando a ipotizzare una suddivisione del Monte del Tempio in quattro aree, con diverse forme e gradi di sovranità e controllo. Il problema è che Arafat continua a respingere qualunque proposta che non gli riconosca sovranità e controllo completi su tutta la parte est di Gerusalemme, Monte del Tempio compreso. ''E così - continua Akiva Eldar - intrepidi capi arabi che hanno guidato la loro nazione lungo il tortuoso cammino verso l'indipendenza sembrano pronti a giocarsi tutto quello che hanno fin qui ottenuto pur di accaparrarsi simbolicamente un luogo dove già ora nessun poliziotto israeliano mette piede. Sembra che i palestinesi non vogliono tanto la sovranità sul Monte del Tempio, quanto piuttosto che vogliano impedire agli ebrei di averne anche solo un briciolo''. ''Non sia mai - ironizza Zvi Barel (Haaretz, 1.09.00) - che un musulmano saudita o iraniano in pellegrinaggio verso la moschea di Al-Aqsa debba sopportare la vista lungo il proprio cammino di un ebreo in divisa da soldato''. Conclude amaramente Akiva Eldar: ''Sovranità fittizie, modifiche ai confini della municipalità di Gerusalemme, tutto si può discutere. Ma finchè mancherà da parte dei nostri vicini la profonda comprensione del legame che unisce gli ebrei a Gerusalemme, qualunque accordo sulla 'fine del conflitto' sarà per loro solo un altro giro di parole da accettare provvisoriamente, in attesa di poter chiudere definitivamente i conti con gli 'invasori' ebrei''.

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