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IL PROBLEMA DELLA SOFFERENZA, C.S. Lewis - Ed. CLAUDIANA

Ho tentato di cogliere le affermazioni, almeno per me, più significative dell'autore, e di fare alcune osservazioni in cui non mi trovo in accordo con lui, sperando di rendervi un servizio.

Pag. 66 2° paragrafo Per lunghi secoli Dio perfezionò la forma animale, che doveva diventare il veicolo dell'umanità e la sua immagine… Lewis credeva al principio in questo tipo di evoluzione. In seguito ha cambiato opinione e ha creduto nella creazione come la spiega la Bibbia.

Pag. 67 Ci sono dubbiose affermazioni sull'uomo. Lewis credeva anche che Dio avesse creato più uomini (pag. 68 ultimo paragrafo).

Pag. 68 "qualcuno o qualcosa suggerì che potevano diventare come dèi". La Bibbia dice che era Satana che lo suggerì.

Pag. 76 … "..vorremmo sapere la ragione per cui Dio permette ai peggiori fra gli uomini di torturare i loro fratelli.

Pag. 77 "Il vero bene di una creatura consiste nell'arrendersi al suo Creatore, nel vivere intellettualmente, volitivamente e emotivamente quel rapporto che è implicito nel fatto stesso di essere una creatura. … tale tipo di bene comincia a un livello molto superiore a quello della creatura, comincia da Dio stesso che, come Figlio, fina dalla notte dei tempi rende a Dio Padre, come ubbidienza filiale, quell'essere che il Padre, grazie al suo amore paterno, genera eternamente nel Figlio. Questo è il modello di comportamento che l'uomo è stato creato per imitare - che l'uomo del Paradiso imitò - …???

Pag. 79 Fino a quando le cose andranno bene, lo spirito umano non comincerà neppure a tentare di rinunciare alla sua volontà. … tutti sanno che quando si prova un dolore qualcosa non va. … Dio sussurra nei nostri piaceri … ma grida nelle nostre sofferenze; il dolore è il megafono per svegliare un mondo sordo. 82 E' noto a tutti quanto sia difficile rivolgere i nostri pensieri a Dio quando tutti ci va bene: La frase "abbiamo tutto quello che vogliamo" è terribile se quel tutto" non comprende Dio. … Dio che ci ha fatti, sa cosa siamo, e sa che la nostra felicità risiede in Lui. Eppure noi non la cercheremo mai in Lui finché ci lascerà un qualsiasi altro luogo in cui possiamo plausibilmente cercarla.

Pag. 83 … è meschino ammainare la nostra bandiera davanti a Dio quando la nave affonda, è meschino rivolgersi a Lui come all'ultima speranza di salvezza, offrirGli "ciò che è nostro" quando ormai non vale più la pena di tenerlo. Se Dio fosse orgoglioso, certo non ci accetterebbe a queste condizioni; ma non è orgoglioso, si abbassa per conquistare, ci vuole avere anche se abbiamo mostrato di preferire ogni altra cosa a Lui. ,,, Non è certo un complimento per Dio che noi Lo scegliamo come alternativa all'Inferno;

Pag. 84 …"sto facendo questo per amor di Dio o solo perché mi piace?" ….. …noi siamo eredi di un intero sistema di desideri che, se non contraddicono necessariamente la volontà di Dio, dopo secoli di autonomia usurpata, la ignorano però fermamente. Se quello che ci piace fare è in effetti quello che Dio vuole che facciamo; non vuol dire che questa sia la ragione per cui lo facciamo; resta una pure felice coincidenza. Pertanto non possiamo sapere che agiamo per amor di Dio, o almeno primariamente per amor di Dio, a meno che il contenuto della nostra azione non sia contrario alle nostre inclinazioni o, in altra parole, non sia doloroso … La piena realizzazione dell'abbandono di noi stessi a Dio richiede pertanto dolore.

Pag. 85 Non si ammira qualcuno quando fa qualcosa che gli piace. Secondo Kant chi fa ciò che gli piace "non ha nessun merito". … Eppure contro Kant si erge l'ovvia verità, notata da Aristotele che più un uomo è virtuoso più prova gioia nel compiere azioni virtuose. La volontà di Dio è determinata dalla Sua saggezza e dalla Sua bontà, che percepiscono e abbracciano sempre ciò che è intrinsecamente buono.

Pag. 86 … il solo fatto di obbedire è pure intrinsecamente buono perché, obbedendo, una creatura razionale svolge consapevolmente il suo ruolo, inverte l'atto mediante il quale siamo caduti, ripercorre le orme di Adamo in senso opposto e ritorna indietro.

Pag. 94 … qualche volta si ha il diritto di fare del male al nostro prossimo (o perfino, secondo me, di ucciderlo) ma solo quando la necessità è pressante e il bene da ottenere ovvio … e quando chi infligge la sofferenza ha veramente l'autorità di farlo - l'autorità che un genitore ha per natura, quella che un magistrato o un soldato ricevono dalla società, … 95 Il digiuno afferma la volontà contro l'appetito - e le sue ricompense sono il dominio di sé e il pericolo dell'orgoglio; 104 Le idee di Lewis sull'inferno sono un po' particolari, non so se le ha cambiate nel corso della sua vita. L'inferno sec. lui sarebbe che l'uomo rimane quello che è, cioè solo concentrato su sé stesso, lui vivrà totalmente chiuso in se stesso.

Pag. 105 spesso un maestro sa .. che è perfettamente inutile far ripetere a un certo allievo un certo esame. Prima o poi deve esserci un giudizio conclusivo,

Pag. 108 Creando esseri dotati di libero arbitrio, l'onnipotenza fin dall'inizio si sottomette alla possibilità di una tale sconfitta (la perdita di un'anima). Quello che voi chiamate sconfitta io però la chiamo miracolo: perché creare delle cose che non sono Lei, e così mettersi in un certo senso nella posizione di poter essere respinta dalle Sue creature è la caratteristica più sorprendente e impensabile della Divinità.

Pag. 114 Lui, al momento che scriveva questo libro, credeva che gli animali mangiavano la carne prima della creazione dell'uomo.

Pag. 115 .. che la forza del male abbia corrotto gli animali prima che l'uomo facesse la sua comparsa, distruggendosi a vicenda.

Pag. 116 Lewis si chiede se una delle funzioni della comparsa dell'uomo non fosse quella di ristabilire la pace nel mondo animale, come per esempio il cane e il gatto in casa sua vivono contenti insieme in casa sua.

Non mi ricordo in quale pagina abbia fatto la seguente affermazione, che in un mondo creato con leggi stabili è inevitabile che ci siano delle sofferenze, altrimenti Dio dovrebbe cambiare le leggi ogni talvolta che una creatura infrange una legge affinché non soffra. Per esempio il fuoco ci riscalda in una giornata fredda, ma se ci avviciniamo troppo ci consuma; comunque prima che ciò avvenga il piacevole calore si tramuta in un dolore che ci avverte che ci stiamo avvicinando troppo al fuoco.

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