1 Corinti  1:1-2

I primi tre versetti, secondo l'usanza antica, indicano i mittenti, i destinatari e il saluto.

01 Paolo, chiamato [a essere] apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sostene,
02 alla chiesa di Dio che è in Corinto,
ai santificati in Cristo Gesù,
chiamati [ad essere] santi,
con tutti quelli che in ogni
(qualunque V+ND) luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore loro e nostro:

1. I MITTENTI
Vengono indicati due mittenti Paolo e Sostene.
A Sostene viene dato semplicemente l'attributo: il fratello, mentre Paolo dichiara d'essere stato chiamato ad essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, cioè non per la volontà di un autorità umana o per propria scelta.

Lui stesso non avrebbe mai scelto di essere un apostolo di Cristo; anzi lui perseguitava con zelo coloro che credevano in Gesù Cristo (Ga 1:13-16). Paolo afferma che Dio lo aveva prescelto fin dal seno di sua madre.

Ciononostante Dio gli ha fatto percorrere la scuola di Gamaliele (At 22:3) e ha permesso che devastava la Sua chiesa. Quanti discepoli di Gesù hanno sofferto per causa di Paolo.
E poi, un giorno, mentre era per la via di Damasco, in procinto di arrestarvi altri discepoli di Gesù, chiamati anche
“i seguaci della Via” - At 9:2; 9:10-16 - Gesù lo ferma apparendogli.

Fino a quel momento Paolo era persuaso che compiva la volontà di Dio, che era “zelante per la causa di Dio” (At 22:3).

E' tragico quando si pensa di fare la volontà di Dio mentre si fa proprio il contrario.
Pensiamo ai oltre 500 anni della Inquisizione cattolica di torture e stragi,
alla notte di Bartolomeo col massacro di 2.300 ugonotti nella solo Parigi,
alle stragi dei musulmani e indù.
Gesù aveva predetto ai suoi:
“l’ora viene che chiunque vi ucciderà, crederà di rendere un culto a Dio” - Gv. 16:2.

Non pensate che possa succedere solo a non cristiani di illudersi di fare la volontà di Dio.
Perché ci sono tante divisioni nella chiesa?

Ora da persecutore dei discepoli di Cristo è diventato un apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio.

Che cosa vuol dire essere un Apostolo?
Vuol dire : “un inviato”, un ambasciatore al quale è stato affidato un messaggio da comunicare. Vedi Mt 28:19-20
Un apostolo non porta un suo messaggio personale, ma il messaggio di chi lo ha inviato, lui è un araldo.

Perché Paolo evidenzia che è chiamato ad essere un apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio?
Paolo fa riferimento alla sua chiamata perché doveva riprendere varie irregolarità nella chiesa di Corinto e perché alcuni contestavano il suo apostolato (9:1-2).
Affermando la sua chiamata come apostolo di Cristo afferma che ciò che lui diceva e scriveva era perciò parola di Dio, come scrisse ai credenti di Tessalonica - 1Te 2:13 “... noi rendiamo del continuo grazie a Dio: perché quando riceveste da noi la parola della predicazione, cioè la parola di Dio, voi l'accettaste non come parola d'uomini, ma, quale essa è veramente, come parola di Dio, la quale opera efficace­mente in voi che credete".

2. I DESTINATARI
La lettera è indirizzata alla chiesa di Dio. Il termine chiesa non trasmette più l'idea originale. Il termine chiesa viene dalla parola ekklesìa che è una parola composta da ek e kaléoo che significa chiamare fuori. Questa termine fu usato per ogni tipo di convocazione. Paolo indirizza la sua lettera alle persone convocate da Dio, all'assemblea di Dio, a coloro che hanno sentito e seguito la chiamata di Dio, che sono devoti a Lui.

Che cosa viene ancora detto di loro?
Che sono santificati in Cristo Gesù, cioè messi da parte, separati dalla massa pagana, in virtù del sangue di Cristo Gesù (Eb 13:12) e del suo Spirito (3:16-17). Che sono chiamati santi o chiamati ad essere santi (1Te 4:7; 1Pi 1:15).

Ma la lettera non fu destinata solo per coloro che si radunavano a Corinto, ma anche per altre assemblee, per tutti coloro che in ogni luogo invocano il nome del Signore Gesù Cristo (At 9:14).
Non
sta scritto: coloro che invocano Dio nel nome di Gesù Cristo ma coloro che invocano direttamente Gesù Cristo.

Che cosa indica ciò?
Ciò indica un riconoscimento della sua divinità, perché la Bibbia non prevede né l'invocazione di angeli, né di esseri umani trapassati ma esclusivamente quella di Dio. Ogni altra invocazione darebbe idolatria.

Viene specificato che Gesù Cristo è il Signore loro e nostro. Tutti i credenti hanno lo stesso Signore. Vuol dire che devono ubbidirGli, fare ciò che Lui vuole.
Ciò che Paolo scrisse ai credenti di Corinto è normativo anche per noi.

CONCLUSIONE
Faccendo parte della chiesa di Dio, ricordiamoci che siamo stato chiamati fuori, ek kaléo, dal mondo, dalla società ribelle a Dio.
Siamo stati chiamati da Dio
per mezzo del Vangelo (2Te 2:14) e posti nel corpo di Cristo dove Egli ha voluto (12:18).

Dio ci ha chiamati :
dalle tenebre alla sua luce meravigliosa (1P 2:9) ;
alla comunione del Figlio suo Gesù Cristo, nostro Signore
(1:9);

Cristo e Dio sono distinti come persone ma sono uni in pensiero e azione. Dio non fa niente senza suo figlio e il figlio fa niente senza il Padre.

a vivere in pace (7:15); che nei nostri cuori regni la pace di Cristo, per essere un solo corpo (Cl 3:15);
a soffrire ingiustamente, poiché anche Cristo ha sofferto per noi, lasciandoci un esempio, perché seguiamo le sue orme (1P 2:21);
a benedire coloro che ci fanno del male e ci oltraggiano; ... affinché ereditiamo la benedizione (1P 3:9);
a santificazione (1Ts 4:7);
a una sola speranza
, (Ef 4:4);
alla sua gloria eterna
in Cristo (1P 5:10),
per ottenere la gloria del Signore nostro Gesù Cristo
(2Te 2:14).

Siamo stati santificati in Cristo Gesù, chiamati ad essere santi.
Come singoli e come assemblea dovremmo rispecchiare
la santità del nostro Dio.