Eb 6:1-8

1

Perciò, lasciando l'insegnamento elementare intorno a Cristo,
tendiamo a quello superiore

Quali sono le intenzioni dello scrittore?
Di lasciare l'insegnamento elementare (VD la parola del principio) in merito al Messia
... e di tendere a quello superiore = della perfezione (Col 3:14), della maturità, ten teleiòteta.
Gli insegnamenti elementari appartengono ad uno stato che avrebbe dovuto essere superato.

 

e non stiamo a porre di nuovo il fondamento

del ravvedimento dalle opere morte
e della fede in Dio,

2

della dottrina dei battesimi,
dell'imposizione delle mani,
della risurrezione dei morti
e del giudizio eterno.

nota: battesimi: in 9:10 tradotto: abluzioni (VD lavamenti)

Quali sono gli insegnamenti elementari intorno a Cristo?
Sono 6, disposte in 3 gruppi a due: 1. l'ingresso nella chiesa, 2. le ceremonie, 3. gli eventi futuri.

Non bisogna solo ravvedersi dai peccati ma anche dalle opere morte (solo ancora in Ebrei 9:14) = opere buone che non producono vita = Tito 3:5 - opere giuste, fatte sec. la legge; Fil. 3:4-8;
At 20:21
ravvedersi davanti a Dio e credere nel Signore nostro Gesù Cristo.

3

Questo faremo se Dio lo permette.

4

Infatti (gar) quelli che sono stati una volta illuminati
e hanno gustato il dono celeste
e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo

5

e hanno gustato la buona parola di Dio
e le potenze del mondo futuro,

6

e poi sono caduti,
è impossibile ricondurli di nuovo al ravvedimento
perché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figlio di Dio
e lo espongono a infamia.

7

Quando una terra, imbevuta della pioggia che vi cade frequentemente, produce erbe utili a quelli che la coltivano, riceve benedizione da Dio;

8

ma se produce spine e rovi, è riprovata
e prossima a essere maledetta;
e la sua fine sarà di essere bruciata.

A che cosa mirava l'autore?
Avvertire i lettori del pericolo di apostatare dal Vangelo dopo averne gustato i privilegi.
Non afferma che una parte dei cristiani Ebrei si trova nel caso da lui descritto,
anzi è persuaso di cose megliori (vers. 9);
ma ammonisce che: chi ha fatto le esperienze enumerate e diventa apostata,
non può più essere ricondotto al ravvedimento. In questo sta l'avvertimento per gli Ebrei rilassati.

Che cosa ricorda loro ?
1) Che sono stati .... illuminati.
C'è stato nella loro vita un momento in cui la luce della verità, prima ignorata, ha inondato la loro mente e il loro cuore. Hanno veduto il loro peccato ed hanno contemplato in Gesù il Salvatore. Quella esperienza fu una rivelazione decisiva, che è avvenuta una volta x sempre (hapax) e non si ripeterà.
In Ebrei 10:32, 26 l'autore ricorda loro i tempi della conversione, quando sono stati "illuminati" ovvero, "avevano ricevuto la conoscenza della verità".
2) Che hanno gustato il dono celeste.
L'autore potrebbe alludere al dono del perdono accordato a chi crede in Cristo (cf. Atti 2:38; 10:43).
È dono gratuito ed è celeste perché viene da Dio.
Gustare il perdono e la riconciliazione con Dio è la prima dolcissima esperienza del credente.
Il battesimo n'era il simbolico suggello.
3) Che sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo, hanno sperimentato la potenza dello Spirito e goduto dei doni straordinari da esso comunicati. Cfr. Atti 10:47; Galati 3:5; Ebrei 2:4.
4) Che hanno gustato la "buona" parola di Dio. Le rivelazioni dell'A.T. sono apparse irradiate da una nuova luce, e essi hanno assaporato le parole di vita eterna di Gesù. I primi discepoli "seguivano con assiduità l'insegnamento degli apostoli".
5) Che hanno gustato anche le potenze del secolo avvenire. Pare veder qui una esperienza, sia pure imperfetta e fugace, delle meravigliose energie che caratterizzeranno l'era messianica e preparano l'avvento dello stato perfetto, in cui "Dio sarà ogni cosa in tutti".

Coloro che, hanno fatto una tale esperienza della grazia di Cristo, se poi cadono, è impossibile ricondurli di nuovo al ravvedimento.
Il verbo para'piptein , che si trova soltanto qui, significa letteralmente "cadere accanto", cioè fuori della retta via. Non si tratta qui di cadere per difetto di vigilanza in qualche peccato, anche grave, come lo fu, ad es. il rinnegamento di Pietro; ma, come risulta anche dal passo parallelo Ebrei 10:26 e segg., ma di cadere nell'apostasia, nell'alienazione completa da Cristo e dalla verità: di rinnegarlo qual Messia unendosi a coloro che lo maledirono come impostore.
Non si giunge in fondo di un tale abisso d'un colpo.
Come la conversione è un atto risultante da, una lenta preparazione anteriore, così una deliberata e cosciente apostasia è il risultato d'una serie di atti morali aventi per carattere "il ritrarsi dall'Iddio vivente" Ebrei 3:12, per ritornare nelle tenebre.
La dichiarazione: è impossibile rinnovarli a pentimento, esprime l'impossibilità risultante da un giudizio di Dio. In questi casi, è vano ogni sforzo per produrre nei cuori il rinnovamento interiore che porta al ravvedimento.
La ragione di questa impossibilità di ricondurre gli apostati al ravvedimento sta nella natura e gravità del peccato.
Essi crocifiggono di nuovo per proprio conto, il Figliolo di Dio e lo espongono ad infamia.
I verbi sono al presente non accennano a degli atti isolati, ma caratterizzano la linea di condotta, lo stato morale in cui vivono i "caduti".
Il termine "crocifiggendo di nuovo" descrive i sentimenti dei quali sono ora animati riguardo al Cristo già da loro adorato. Non rinnovano materialmente la crocifissione di Gesù, ma moralmente, unendosi all'acclamazione "crocifiggilo" di quelli che lo fecero inchiodare alla croce, come impostore e bestemmiatore.
Il secondo termine accenna all'effetto prodotto su gli altri dalla manifesta apostasia di costoro: lo espongono ad infamia davanti ai non credenti, rinnovano gli oltraggi e le beffe di coloro che resero amara l'agonia del Cristo. Per rilevare la gravità del loro peccato Cristo è designato come Figliolo di Dio.

Com è descritto in Ebrei 10:29 lo stesso peccato di apostata?

Come un calpestare il Figliolo di Dio,
un considerare profano il sangue del patto col quale uno è stato santificato,
un oltraggiare (NR disprezzare) lo Spirito della grazia
.

Dall'ultima espressione, come dall'insieme dei due passi, si può dedurre che il "cadere" di Ebrei 6:6, il "peccare volontariamente" di Ebrei 10:26, designano la stessa attitudine morale che Gesù chiamò la "bestemmia contro lo Spirito Santo." (Matteo 12:31-32), consistente in un malvagio e cosciente rinnegamento della luce e della grazia di Dio.
Anche 1° Giovanni 5:16-17 parla di un "peccato ch'è a morte" e per il quale dice di non pregare.

Una similitudine della natura illustra e rinforza la legge morale esposta.

La terra coltivata, che beve le frequenti piogge che le vengono dal cielo è l'immagine di coloro che sono fatti partecipi delle svariate grazie spirituali e sono oggetto di cure da parte dei servitori di Dio.
Quei favori implicano una grande responsabilità.
Come dalla terra coltivata ed adacquata si aspetta un prodotto utile, così anche da coloro che hanno avuto le influenze benefiche dello Spirito, si aspettano il "frutto dello Spirito".
L'uomo, come la terra fertile, quando produce il frutto aspettato riceve delle benedizioni da parte di Dio e viene reso capace di portarne di più.
Se invece, dopo tante cure e piogge, produce spine e triboli, essa è "riprovata" perché risultata ostinata alla coltivazione. Nelle espressioni vicina ad essere maledetta, la cui fine è d'essere arsa è un'allusione all'uso di appiccare il fuoco ai terreni coperti di vegetazione nociva.
Potrebbe essere un accenno a Deuteronomio 29:22-28.
L'immagine serve a descrivere il giudizio che colpisce gli apostati. Riprovato, vicino a maledizione, arso, ecco i gradi successivi in cui si esplica il giudizio di Dio su di essi.
L'autore l'ha voluto porre questo triste quadro davanti agli occhi dei lettori suoi, affinché servisse di avvertimento a chi fosse avviato a ritirarsi dalla verità conosciuta.

Ammaestramenti
1. La via che porta al cielo è fiancheggiata da precipizi: pericoli di stanchezza, di scoraggiamento, di pigrizia spirituale, di rilassatezza, di presunzione e del ritorno al mondo.
Ma il Signore ha posto dovunque delle barriere.
Qui, la parola del salutare avvertimento Ebrei 6:1-8,
più in avvanti l'incoraggiamento di Ebrei 6:9-20.
Egli ha tralasciato nulla per spronare la nostra perseveranza fino all'otenimento della nostra eterna salvezza.
Invece di discutere sulle barriere poste dal Signore dai due lati della via che conduce al cielo e sulle varie iscrizioni che vi si leggono; accettiamole quali Dio le ha date e allora le difficoltà svaniranno.
L'inconvertito non scorge che delle contraddizioni, mentre l'uomo spirituale invece non scorge che motivi d'ammirazione, di ringraziamento e di adorazione.

2. Il rimprovero rivolto ai lettori mira a scuoterli dalla loro inerzia spirituale, di spingerli verso una vita più vigorosa e piena. Dovrebbero lasciare i principi iniziali per fondare su di essi l'edificio di una vita nuova, costantemente progressiva.
Le verità elementari sono le radici dalle quali deve crescere l'albero coi suoi frutti.
La potenza del Vangelo si rivela nel chiamare alla vita chi era spiritualmente morto: ma la pienezza della vita non si manifesta nel bambino, ma nell'uomo maturo.
Paolo dimentica le cose che sono dietro e tende verso quelle che sono dinanzi, verso la perfezione;
e Cristo ordina: Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro.
Il progredire del continuo verso la maturità è l'unico modo di non indietreggiare.

3. Non c'è inizio di una vita cristiana senza pentimento dal peccato e fede in Dio. E queste non sono cose esterne, rituali, ma implicano un cambiamento radicale nelle idee, nei sentimenti, nella condotta dell'individuo. La fede non può rimanere nascosta, ma va confessata esternamente.
Questo avviene fra altro col battesimo d'acqua col quale i credenti si arruolano al servizio di Cristo.
La vita cristiana guarda ad una mèta finale: alla risurrezione ed al giudizio eterno, al compimento del disegno della Redenzione. Il tenere presente la meta determina in larga misura il corso della vita.

4. Il pericolo di cadere nell'apostasia e nell'impenitenza deve spronare tutti alla vigilanza e allo zelo nel prendere sul serio la nostra santificazione. Non possiamo pretendere che la pazienza di Dio si infinita, né che sia sospesa l'azione delle leggi morali a nostro piacimento. "Oggi", dice egli, "se udite... non induriate il cuore";"Compite la vostra salvezza con timore e tremore, poiché Dio è quegli che opera in voi il volere e l'operare secondo il suo beneplacito".
Quando il vento celeste spira, apriamo la vele, perché se stiamo negligenti, può cessare l'aiuto divino e la nostra nave restare lontana dal porto.
Il pericolo sussiste anche per chi, come gli Ebrei, ha già fatto esperienze svariate, e ha dato prova di zelo e di spirito di sacrificio.
C'è il pericolo che noi gradualmente ci riduciamo a non essere più capaci al pentimento come Esau.

5. Grande è il peccato di chi giunge ad apostatare dal Vangelo, dopo aver conosciuto Cristo, essere stato illuminato dalla verità ed aver gustato la dolcezza del perdono e la potenza della vita spirituale, e fatta professione di appartenere al Signore, egli "cade" poco alla volta da tanta altezza, e giunge a non provare più alcun amore per Cristo, anzi ad odiarlo, a maledirlo, a crocifiggerlo per conto suo e ad esporlo al vituperio del mondo. Invece di dare i frutti corrispondenti alle molte benedizioni ricevute, è terra ingrata che produce spine e triboli. Come non andrebbe incontro alla maledizione finale? Fra le leggi della natura e le leggi morali vi è un'armonia stabilita da Dio a gloria della sua sapienza ed a nostro ammaestramento.