IL DONO DELLE LINGUE

Parlando del dono delle lingue dovremmo tornare indietro nel tempo in cui tutti gli uomini parlavano una sola lingua. Un giorno gli uomini giunsero ad una pianura nel paese di Scinar decisero di costruire una torre in ribellione contro Dio, per non disperdersi sulla faccia della terra. Questa torre fu poi chiamata "Torre di Babele" (confusione), perché lí Dio confuse la lingua degli uomini e li disperse su tutta la faccia della terra (Ge. 11:1-9).

In seguito Dio stabilì un patto con Abramo per fare di lui una grande nazione e per benedire tramite lui tutte le famiglie della terra. Da allora fino al libro degli Atti Dio ha avuto una rapporto unico e speciale con la nazione d'Israele. Con la morte e risurrezione del Cristo le cose dovevano cambiare. Tutte le famiglie della terra dovevano essere benedette in Gesù. Così fra i vari segni che avrebbero evidenziato questo cambiamento troviamo il segno di parlare in nuove lingue (Mc 16:17).

Con la discesa dello Spirito Santo alla Pentecoste i discepoli iniziarono a parlare in lingue mai studiate, ma comprensibili ai Giudei pellegrini presenti per questa festa a Gerusalemme, il che suscitò uno scalpore generale (At. 2:4-12). Pietro spiegò alla folla radunata che si stava assistendo al compimento della profezia di Gioele. Gesù aveva sparso lo Spirito promesso (2:16-21, 33).

Pietro invitò gli ebrei a ravvedersi ed essere battezzati per la remissione dei loro peccati: Così anche loro avrebbero ricevuto il dono dello Spirito Santo. Egli affermò che questa promessa era per loro, per i loro figli e per tutti coloro che erano lontani, per quanti il Signore avrebbe chiamato.
Con questo Pietro non intendeva dire che la promessa era anche per i Gentili. Pietro e gli altri Apostoli non capirono ancora quale dimensione avrebbe preso questo avvenimento.
Lui non pensava minimamente ai Gentili. Ciò è facilmente dimostrabile. Leggiamo in Atti 10 che solo allora Dio fece capire a Pietro di voler inserire nella Chiesa anche i Gentili, senza fare più alcuna distinzione fra Ebrei e Gentili.

Come glielo fece capire?
1. Con una triplice visione (10:9-20);
2. Donando ai primi Gentili lo Spirito Santo, come a lui e gli altri 120 alla Pentecoste (10:44-45).

Come riconobbe Pietro questo fatto?
Udendoli parlare in lingue e magnificare Dio (10:46).

Il dono delle lingue era un dono segno per i non credenti.
Paolo spiegò ai credenti di Corinto che secondo la legge (Is. 28:11) Dio avrebbe parlato a questo popolo, cioè al popolo d'Israele, in lingue straniere (1: Co. 14:21-22).
Pietro e i credenti che erano con lui non avrebbero mai battezzati i Gentili e accettati in comunione se Dio non avesse dato a loro lo Spirito Santo con il dono delle lingue come a loro alla Pentecoste.
Gli apostoli e i fratelli della Giudea non erano contenti che Pietro fosse andato a predicare la parola ai Gentili e che questi avessero ricevuto la Parola di Dio. Perciò contendevano con lui (At. 11:1-3). Solo quando Pietro spiegò a loro tutto ciò che era avvenuto le anime dei credenti ebrei si calmarono (At. 11:4-18).

Affermare che ogni credente, che viene battezzato con lo Spirito Santo, deve parlare in lingue e chi non ha parlato ancora in altre lingue non è stato battezzato con lo Spirito Santo è una interpretazione insostenibile con le Scritture.

1. Per stabilire una dottrina i passi didattici della Scrittura hanno la precedenza su i passi storici.

Dagli insegnamenti di Paolo risulta che ogni membro del corpo di Cristo godeva una manifestazione dello Spirito per il comune bene, ma che non c'era un dono (carisma) condiviso da tutti i cristiani, se non quello della vita eterna - 1. Co 12:7, 11, 19 seg.; Ro. 6:23).
Il Nuovo Testamento non fa una differenza fra il parlare in altre lingue al momento del battesimo dello Spirito Santo e il dono di parlare in lingue.
È incontestabile che l'infallibile segno della pienezza spirituale non è quello di parlare in lingue ma è morale (Ga. 5:22-6:2; Ef. 5:18-20; Cl. 3:16).
Donald Gee (Assemblee di Dio) scrisse nel suo libro Now that you've been baptized in the Spirit (Gospel Publishing House, 1972): "v'è qualcosa di radicalmente sbagliato con l'esperienza che ti dà dei doni e non ti dà santità".

La prova dei falsi profeti dell'AT e NT era sempre se loro credevano o parlavano conforme all'insegnamento di Dio e non l'esperienza che facevano o proponevano.

Il poter parlare oggi in lingue non prova nulla e non costituisce nessuna base di comunione.
Il parlare in lingue non dimostra nemmeno che uno sia nato di nuovo, perché anche dei pagani possono parlare in lingue.

Una falsa fede produce falsi doni.

"Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo, non ha Dio" (2 Gv. 9).
La fede che precede e dalla quale nascono le lingue deve corrispondere all'insegnamento dello Spirito Santo fissato nelle Sacre Scritture, se vuole avere la minima pretesa di provenire da Lui.

Ma neanche questa è la prova ultima, ma solo preliminare!

2. Il libro degli Atti non stabilisce un esperienza normativa per i credenti di ogni tempo, anzi rivela che durante il periodo storico descritto hanno avuto luogo dei grossi cambiamenti.

Su 25 episodi in cui si convertirono delle persone viene menzionato solo in due casi nei quali i nuovi credenti parlavano in lingue. Insieme all'episodio della Pentecoste la glossolalia appare in tre occasioni (At. 2:4-13; 10:46; 19:6). Ognuno dei tre casi menzionati riguarda delle circostanze speciali, che marcarono un punto particolare nella divulgazione del Vangelo e indicarono l'autenticazione di Dio.

3. In tutto il libro degli Atti non troviamo una sola persona che stava cercando il dono della glossolalía e in nessuna epistola apostolica abbiamo una esortazione di farlo.

Ci viene detto di cercare dei doni maggiori fra i quali non risulta il dono di parlare in lingue.

4. Non v'è alcuna evidenza, in tutto il Nuovo Testamento, di un battesimo di Spirito Santo in seguito alla salvezza, ma in ogni caso il battesimo dello Spirito santo è avvenuto al momento stesso della salvezza. 2

2. Qualcuno indica come esempio gli apostoli che aspettavano a Gerusalemme il compimento della promessa, la venuta del Consolatore (At. 1:4, 5; Gv. 14:16, 26). La realizzazione di questa promessa non era condizionata dalla loro attesa, ma dall'adempimento della festa delle premizie che doveva avvenire nel giorno preciso fissato di Dio.
Tutte le feste dell'Antico Patto prefigurano un gradino nella salvezza di Dio. Una volta adempiute non si doveva più attendere l'adempimento, ma guardare indietro al fatto compiuto.
L'esperienza apostolica come tale non è ripetibile. Noi non veniamo dall'Antico Testamento e dobbiamo passare attraverso i stadi d'una redenzione da compiersi ancora. Semmai aspettiamo l'adempimento dell'ultima fase del gran giorno dell'espiazione (Yom Kipur), cioè la manifestazione gloriosa del nostro Sommo Sacerdote.
Qualcuno indica l'esperienza dei Samaritani. Loro non ricevettero lo Spirito Santo al momento del battesimo, ma solo dopo l'imposizione delle mani degli apostoli. Si dice: siccome battezziamo solo dei credenti nati di nuovo, perciò i Samaritani erano salvati, ma non ancora battezati con lo Spirito Santo.
È vero che oggi battezziamo solo chi è nato di nuovo, ma non era così al principio. Al principio si battezzava, coloro che avevano creduto al messaggio annunciato, per la remissione dei peccati e per ricevere il dono dello Spirito Santo (At. 2:38).
Qui abbiamo da fare con un caso particolare, dove lo Spirito Santo non viene dato dopo il battesimo. Stiamo di fronte ad una nuova fase del programma della salvezza: il passaggio del Vangelo dagli Ebrei ai Samaritani, che richiedeva l'intervento apostolico. Anche più tardi, al passaggio del Vangelo ai Pagani in casa di Cornelio, il Signore mandò un apostolo, Pietro.

Paolo insegna che il dono delle lingue avrebbe cessato, mentre le profezie e la conoscenza sarebbero state abolite (1. Co. 13:8). La domanda è: quando? Nel versetto 10 dice: "il parziale (le profezie e la conoscenza) sarà abolito" quando sarà venuto la perfezione.
Indipendentemente dalla nostra comprensione a che tempo Paolo si riferiva con la venuta della perfezione abbiamo la testimonianza dello scrittore dell'epistola agli ebrei che al momento della stesura dell'epistola agli Ebrei i segni e prodigi, le potenti operazioni e i doni dello Spirito Santo facevano già parte del passato (Eb. 2:4).

Non è previsto che le lingue cesseranno, riinizeranno e ricesseranno.
Un segno perde il suo significato quando il motivo per cui fu istituito non esiste più.
Lo scopo principale di questo segno era far capire agli Ebrei che Dio intendeva inserire i Gentili a pieno titolo nella chiesa, cosa impensabile per i primi credenti ebrei.

Oggi parlare in lingue non è una dimostrazione di essere stati battezzati con lo Spirito Santo!
È saputo che anche santoni, Mormoni, stregoni, spiritisti, medium, drogati etc. parlano in lingue.

Questo dovrebbe mettere in alerta quei credenti che credono che Dio abbia nuovamente concesso questo dono alla sua chiesa, indipendentemente se fanno parte del Movimento che ha avuto 'inizio nel 1901 con Agnes Ozmann o col metodista Barrat, o con Dennis Bennet della Chiesa episcopale(1960) o coll Movimento carismatico cattolico del 1966/67.
Falsi insegnamenti danno falsi doni!

Dr. R. A. Torrey scrisse intorno al 1912: "Dobbiamo subito dire che il movimento, il quale professa che il parlare in lingue è segno indispensabile del battesimo con lo Spirito Santo, non è da Dio. Ciò risulta evidente dai seguenti dati di fatto:
L'attuale movimento delle lingue eleva il parlare in lingue al ruolo di segno unico e decisivo della ricezione del battesimo con lo Spirito Santo. Gli aderenti sono convinti che chi non parla in lingue non ha ancora ricevuto il battesimo con lo Spirito Santo. Orbene, tale loro asserzione è in aperto contrasto con l'esplicito e chiaro insegnamento della Bibbia. ...
Pertanto è chiarissimo che la dottrina dei parlatori in lingue, secondo la quale chi non parla in lingue non è stato battezzato con lo Spirito Santo, è in aperto contrasto con le affermazioni della Bibbia.3

Quiz

1. Come riconobbe Pietro che Dio aveva accettato i Gentili al pari degli Ebrei?
2. È il parlare in lingue oggi una dimostrazione che uno è stato battezzato con lo Spirito Santo?
3. Da che cosa riconosciamo i falsi profeti?
4. Per quale motivo gli apostoli dovevano aspettare per il battesimo dello Spirito Santo?
5. Quale è l'evidenza della pienezza dello Spirito Santo?
6. Che cosa evidenzia la storia degli Atti degli Apostoli?

"L'autosmascheramento di spiriti pentecostali" (può essere richiesto),
"Parlare ancora oggi in lingue" di Gerald McGraw,
La dichiarazione di Berlino con obiezioni e risposte,
Provare gli spiriti.

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