Il potere delle chiavi

Nel libro "La Chiesa di Gesù" (Volume V, Edizione A di Teodoro Onofri) leggiamo a pagina 63:


"Come potrete negare il primato di S. Pietro se considerate senza prevenzione le parole: "E io ti darò le chiavi del regno dei cieli; e tutto ciò che avrai legato in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che avrai sciolto in terra sarà sciolto nei cieli"? A Pietro vengono consegnate le chiavi, cioè i pieni poteri, il governo totale (chi tiene le chiavi di casa è padrone di casa e ne ha il pieno dominio) per cui l'Apostolo può legare e sciogliere, proibire e permettere, condannare e assolvere, dare ordini e fare leggi".

 

Nel Catechismo della Chiesa Cattolica (accorciato con: CdCC) leggiamo:


"il potere delle chiavi designa l'autorità per governare la casa di Dio, che è la chiesa. .. Il potere di legare e di sciogliere indica l'autorità di assolvere dai peccati, di pronunciare giudizi in materia di dottrina, e prendere decisioni disciplinari nella Chiesa" (CdCC 553).

Cristo consegnò alla Chiesa le chiavi del Regno dei cieli, in virtù delle quali potesse perdonare a qualsiasi peccatore pentito i peccati commessi dopo il battesimo" (CdCC 979).

Vedi inoltre ai numeri: 981, 1444, 1445.

Per quale motivo non condividiamo questa convinzione?

Noi crediamo che l'affermazione della Chiesa di Roma è basata su una interpretazione arbitraria sviluppata nel corso del tempo. È dimostrato che fino a San Agostino non esisteva ancora un concetto uniforme.

La norma esegetica esige:

1. che i passi oscuri vengano spiegati alla luce di altri passi non contestabili,
2. che ogni frase della Bibbia venga considerata prima nel suo contesto immediato e poi nel contesto globale della Bibbia.

Quali sono gli aspetti chiari della frase di Gesù ?

 

1. "Ti darò le chiavi del regno dei cieli" è una promessa fatta a Pietro e non agli altri, sebbene Pietro avesse risposto a una domanda fatta a tutti.
2. Questa promessa riguarda un futuro non determinato.
3. La parola "chiavi" indica che Gesù gliene avrebbe dato almeno due.
4. Le parole chiavi sono da intendere simbolicamente e non letteralmente.

 

Quali sono gli aspetti oscuri che hanno bisogno di una ricerca?

Si tratta di due promesse o di una sola?

Nel caso che si tratti di una sola promessa, le chiavi servono per legare e sciogliere.
Nel caso che si tratti di due promesse, quale è allora il significato delle chiavi e quale il significato di legare e di sciogliere?

Gesù ha usato le parole legare e sciogliere in altre occasioni?

Sì, in Mt. 18:18 leggiamo che queste parole rivolte prima al solo Pietro vengono dopo rivolte a tutti i discepoli:
"tutte le cose che legherete sulla terra, saranno legate nel cielo; e tutte le cose che scioglierete sulla terra saranno sciolte nel cielo".

La chiesa di Roma sostiene che sotto il termine discepoli sia da intendere qui il "collegio degli Apostoli, unito al suo capo" (CdCC 1444).

Gesù determina chiaramente la natura e l'estensione di queste parole e nessuno ha il diritto di ampiarle o di cambiarle, sia che Gesù o gli apostoli lo autorizzino in un'altra occasione!

Il contesto indica chiaramente che il legare e sciogliere ha attinenza col peccato e il perdono.

 

  Nell'occasione, narrata da Matteo, Gesù spiega che cosa bisognava fare nel caso che un fratello aveva peccato:
a) andare da lui per ammonirlo (CEI), riprenderlo (LU, N.Diod.), convincerlo (N.Riv.) . "Vai, riprendilo" sono due ordini. Perciò non si tratta di una cosa facoltativa.
Se il fratello ascolta, si pente, si ha guadagnato il fratello.
b) Se il fratello che ha peccato non dovesse ascoltare, Gesù dà un altro ordine: di riandare con "una o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni".
c) Se dovesse rifiutare di ascoltare anche loro, Gesù dà un terzo ordine: "dillo alla chiesa", cioè all'assemblea dei credenti di una determinata località.
d) Se il peccatore dovesse rifiutare di ascoltare anche la chiesa, allora Gesù dà un quarto ordine: "Sia per te come il pagano e pubblicano", cioè come persone con le quali non si parla, che non si frequenta.
e) Questa lezione viene conclusa con le parole "tutte le cose che legherete sulla terra, saranno legate nel cielo ...."

 

Viene spontanea la domanda:

Il Cielo ubbidisce alla chiesa (l'assemblea dei credenti) o la chiesa ubbidisce al Cielo?

L’affermazione di Gesù: "tutte le cose che legherete sulla terra ..... saranno legate nel cielo e ....." lascia perplesso, perché sembra che il Cielo esegua quello che la chiesa decide. In realtà Gesù ha dato degli ordini ben precisi sui doveri dei credenti nella chiesa nascente. Se la chiesa eseguirà ciò che il Cielo si aspetta da lei, possiamo essere sicuri che la stessa decisione è suggellata nel cielo.

Ciò viene confermato ancora dalla risposta che Gesù ha dato alla domanda seguente di Pietro: "quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me?" Gesù chiarì che avrebbe dovuto perdonarlo ogni qualvolta si pentiva. Chi non vuole perdonare un fratello pentito incorre nel giudizio del suo Padre celeste. "Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognuno di voi non perdona di cuore il proprio fratello" (Mt. 18:35). Mary Grosvenor dice: "ognuno di voi ... il proprio fratello" è un ebraismo equivalente a: "l'uno l'altro" . Ciò accorda perfettamente al modello di preghiera del Padre nostro: "Rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori" (Mt. 6:12).

Gesù usò il termine legare e sciogliere anche in un'altra occasione. Luca (13:11-16) ci parla della liberazione di una donna che era stata posseduta da uno spirito, che la rendeva inferma. Al capo indignato della sinagoga, perché questa liberazione era stata compiuta in giorno di sabato, Gesù disse: "Ipocriti, ciascuno di voi non scioglie, di sabato, il suo bue o il suo asino dalla mangiatoia per condurlo a bere? E questa, che è figlia di Abrahamo, e che Satana aveva legata per ben 18 anni, non doveva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato?"

Sciogliere in questo caso significa scacciare i demoni, liberare una persona posseduta. Anche questo non è una prerogativa solo di Pietro, né dei dodici apostoli (Mc. 3:15; Mt 10:8), ma un dovere di chi ha creduto (Mc. 16:16-17).

Ciò è in armonia con Mt. 18:18. Satana ottiene potere su di noi quando pecchiamo. Quando i peccati vengono rimessi Satana perde il suo diritto. Quando uno viene escluso dalla comunione dei credenti, allora viene esposto al potere di Satana.

Conclusione:

1. Il legare e sciogliere ha da fare col perdonare o non perdonare, (che equivale alla esclusione dalla chiesa), da eseguire secondo le norme date da Gesù.
2. Il legare e sciogliere indica anche liberare o esporre qualcuno al potere di Satana.
3. Rimettere (perdonare) i peccati è un dovere di ogni cristiano e non un potere assegnato agli apostoli sotto un capo umano.

 

Dato che il legare e sciogliere non è una prerogativa solo di Pietro potremmo supporre che la promessa delle chiavi del regno dei cieli sia una promessa separata, data solo a lui e non agli altri apostoli.

Nei suoi discorsi Gesù ha adoperato altre volte il termine chiavi?

Gesù accusò i dottori della legge d'aver portato via la chiave della conoscenza (chiave in singolare Lc. 11:52). Matteo (23:13) rende questa affermazione di Gesù con: "serrate il regno dei cieli davanti alla gente; poiché non vi entrate voi, né lasciate entrare quelli che cercano di entrare". Gli scribi e i farisei avevano la chiave (sing.) del regno dei cieli. Loro possedevano la Parola di Dio, che, comunicata fedelmente, avrebbe permesso al popolo di entrare nel regno dei cieli. Ma con le loro interpretazioni della Legge e l'aggiunta delle loro tradizioni avevano annullata la Parola di Dio (Mt. 15:3,6) e in più discreditarono per invidia Gesù. Non solo non entrarono nel Regno, ma impedirono l'accesso agli altri che volevano entrare.

Gesù promette ora a Pietro che a un momento non precisato gli avrebbe dato le chiavi del regno dei cieli.

Perché Gesù non disse: ti darò la chiave del regno dei cieli, ma le chiavi?

Forse la storia ci aiuterà a risolvere questo problema.

1. Luca ci narra che alla Pentecoste Pietro si alzò in piedi con gli undici e spiegò al popolo radunato che il Gesù, che loro avevano crocifisso, era il Cristo (At. 2:14-36). Gli uomini, compunti nei loro cuori, chiesero allora a Pietro e agli altri apostoli: "Fratelli, che dobbiamo fare?"
E Pietro, illuminato dal Signore, rispose:
"Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome dei Gesù Cristo, per il perdono (la remissione) dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo" (At. 2:37-38).

Ecco la chiave per i Giudei, affinché potessero entrare nel regno dei cieli!
Luca ci informa che in quel giorno (vers. 45) furono aggiunti (ai credenti) circa 3000 persone.

Avendo dato la risposta (la chiave) come i Giudei potevano entrare nel regno dei cieli, la chiave era ormai in mano di tutti coloro che l'accolsero.

2. Luca ci narra che i fratelli dispersi dalla persecuzione andarono di luogo in luogo, portando il lieto messaggio della Parola. Uno di loro, Filippo, disceso nella città di Samaria, predicò il Cristo anche ai Samaritani. Vi fu una grande gioia nella città e quelli che avevano creduto furono battezzati, ma ... lo Spirito Santo non scese su di loro.
La chiave usata non aprì il regno dei cieli.

Allora gli apostoli mandarono da loro Pietro e Giovanni.
Pietro e Giovanni pregarono per i Samaritani battezzati, affinché ricevessero lo Spirito Santo. Quindi imposero loro le mani, ed essi lo ricevettero (At. 8:4-17). Ecco la seconda chiave.

Da ora in poi bisognava ravvedersi, essere battezzati, ricevere l’imposizione delle mani da un apostolo?

Questa è una conclusione affrettata, seguita da un certo numero di credenti, che non hanno compreso che qui avevamo da fare con una situazione particolare.
Era la prerogativa di Pietro di aprire il regno dei cieli ai Samaritani, una popolazione molto diversa dai Giudei.

3. Passiamo ad un prossimo fatto. In Cesarea abitava un pagano timorato di Dio.
Siccome era venuto il momento che il Vangelo doveva essere anche annunziato ai pagani, Dio scelse di nuovo Pietro (At. 10:5, 20; 15:7).
Questi andò tutto confuso alla casa di Cornelio, accompagnato da altri fratelli giudei, e raccontò alla gente radunata la storia di Gesù.
Raccontando che i profeti attestarono che
"chiunque crede in lui (Gesù) riceve il perdono dei peccati mediante il suo Nome" successe qualcosa di incredibile: "lo Spirito Santo scese su tutti quelli che ascoltavano".
Strano a dirsi, ma Pietro, senza accorgersene ha usato la chiave che apriva la porta del regno dei cieli alle nazioni.
Senza battesimo, senza imposizione di mani, Dio concesse il suo Spirito Santo a coloro che credettero al messaggio riguardante la persona e l'opera di Cristo.

Come si accorse Pietro di questo?
Dal fatto che i gentili parlavano in altre lingue e glorificavano Dio, come gli apostoli alla Pentecoste.

Allora Pietro ordinò che questi nuovi credenti, salvati per la sola fede, fossero battezzati,
ma non per ricevere la remissione dei peccati, per ricevere lo Spirito Santo che avevano già.

Così anche la chiave per i Gentili è stata consegnata.
Gesù ha usato Pietro per aprire la porta del regno dei cieli a Ebrei, Samaritani e Gentili.

Ora Pietro scompare dalla scena e appare un apostolo che non fa parte dei dodici: Paolo.
Gesù affidò a lui con rivelazioni dirette l'evangelo dell'incirconcisione come in precedenza a Pietro l'evangelo della circoncisione (Ga. 2:7).

Ecco la più logica spiegazione della promessa che Gesù aveva fatto a Pietro, che viene confermata dalla storia biblica.
Non esiste un solo accenno in questa promessa che Pietro doveva diventare il padrone di casa o capo della chiesa.
Quando un termine viene usato in modo simbolico, bisogna valutare bene quale valore viene attribuito al termine.

Possiamo dire con san Agostino (sermone 149):
Dunque Pietro ricevette queste chiavi e non le ricevette Paolo?
Pietro le ricevette, ma non Giovanni e Giacomo e gli altri apostoli?

Tertulliano scrisse verso l'anno 213:
Chiunque, dopo esser stato interrogato e aver confessato, che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente, le porta con sé.

Oggi esiste una sola chiave.
Non vale quella usata alla Pentecoste,
né quella usata in Samaria,
ma quella usata in casa di Cornelio,
perché nella attuale dispensazione non esiste più alcuna differenza fra Ebrei e Gentili.

Tutti i salvati per grazia posseggono la chiave del regno dei cieli e sono in dovere di consegnarla a più persone possibili.

Proprio la chiesa che afferma di avere le chiavi di san Pietro le ha perse.
Essa predica una morale cristiana che non salva.
Lei pretende di concedere la grazia di Dio tramite i sacramenti e non si accorge che ciò non funziona.

La chiave della salvezza

1. Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio (Ro 3:23).
2. Il salario del peccato è la morte (Ro. 6:23).
3. Il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù (Ro. 6:23).
4. Chiunque crede in Lui riceve (senza sacramenti) la remissione dei peccati (At. 10:43),
viene giustificato gratuitamente per grazia (senza alcun merito personale - Ef. 2:8-10; Ro. 3:24)
e suggellato con lo Spirito Santo.
5. Il risultato è la certezza della vita eterna (I Gv. 5:11-13).
6. Chi non ha questa certezza vuol dire che non è salvato,
perché non ha compreso o accettato la testimonianza di Dio (I Gv. 5:10).

In Ap. 1:18 leggiamo che Gesù afferma che lui ha le chiavi della morte e dell'ades, perciò le porte dell'ades non potranno avere il sopravvento sulla Chiesa.

In Ap. 3:7 leggiamo che Gesù ha la chiave di Davide, che apre e nessuno chiude e che chiude e nessuno apre. La chiave di Davide teneva in precedenza il ministro della casa reale. È quel tipo di chiave che la Chiesa di Roma afferma di avere.

In Ap. 9:1 e 20:1 leggiamo che a un angelo viene dato la chiave del pozzo dell'abisso nel quale sono confinati dei demoni e nel quale sarà gettato il diavolo per 1.000 anni.

Ecco tutto ciò che la Bibbia ha da dire sulle chiavi.

Se Gesù avesse fatto Pietro capo della Chiesa dandogli le chiavi del regno dei cieli non sarebbe comprensibile che né Marco, né Luca, né Giovanni non ne parlino, pur narrando lo stesso episodio (Mc. 8:27-29; Lc. 9:18-20; Gv. 6:66-69). Non è esistito un capo umano nella Chiesa fino al V secolo (le ritrattazioni di San Agostino risalgono al 426).

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