RECENSIONE DA
"MES COMBATS"
AUTOBIOGRAPHIE DE
CHARLES CHINIQUI
da pagina 672 a 678
La professione di fede di Padre Chiniqui, scritta sei giorni prima della morte.
In questo decimo giorno di gennaio dellanno di nostro Signore, milleottocentonovantanove, in seguito alla richiesta speciale del Reverendo Charles Chiniqui, della città di Montreal, evangelista, ministro del Vangelo, dottore in teologia, io, George R. Ligthall, notaio sottoscritto, praticante nella città di Montreal, della provincia di Quebec, accompagnato da Wiliam Grant Stewart, della detta città di Montreal, Chirurgo, dottore in medicina, espressamente chiamato come testimone di queste pubblicazioni, andai e mi recai al domicilio, nella detta città di Montreal, del detto Reverendo Charles Chiniqui dove egli era e fu trovato da me in un debole stato di salute corporale, ma sano di spirito, come a noi è parso, per le sue azioni, la sua conversazione e la sua condotta, egli ha dichiarato a noi, notaio e testimone quanto segue:
Convinto che la mia vita mortale è vicina alla sua fine e che io sto per lasciare questa terra per entrare alla presenza del Dio Altissimo e del mio Salvatore benedetto, Nostro Signore Gesù Cristo, io dichiaro qui, davanti a Dio Onnipotente che le righe seguenti confermano l'espressione fedele della mia fede nella quale io muoio, e altresì qualcuna delle ragioni formali per le quali io rifiuto e rifiuterò sempre di rientrare sotto il giogo del Papa o di ritornare alla sua Chiesa, comunemente chiamata cattolica romana e dove io sono stato in altra età e per degli anni prete approvato.
Io rimetto la mia anima nelle mani del Dio Onnipotente, mio Creatore, per lintercessione ai Gesù Cristo solo, mio Divino Redentore, i meriti del quale sono infiniti.
Io dichiaro formalmente attraverso i presenti che io sono protestante; nel divenire protestante, ho definitivamente e per sempre accettato Gesù Cristo come mio solo Salvatore, credendo fermamente che Dio mi ha perdonato tutti i miei peccati per il suo amore, e io accetto la sua Parola santa per mia sola guida.
Io non posso ritornare sotto il giogo della Chiesa di Roma per le seguenti ragioni, scelte tra molte altre:
1° Il dogma della successione apostolica da Pietro a Leone XIII è una menzogna. Nessuno può provare nel Vangelo un solo passo per provare che Pietro abbia mai passato un solo giorno a Roma.
La superiorità o supremazia accordata dalla Chiesa cattolica Romana a Pietro sugli altri apostoli e un'altra impostura. Tutte le volte che i dodici apostoli interrogarono il nostro Salvatore per sapere quale tra di loro sarebbe stato il primo, il capo, il papa, Egli rispose loro sempre che nella Chiesa sua non ci sarebbe stato né primo, né capo, né papa. C'è di più, Egli rispose positivamente alla madre dei figli di Zebedeo che egli non aveva ricevuto da suo Padre il potere di stabilire uno dei suoi apostoli al disopra degli altri. "Per quello che è di essere seduti alla mia destra o alla mia sinistra, questo non sta a me di donarvelo." Mt 20,23.
Noi abbiamo una irrefutabile e infallibile prova che il nostro Salvatore non mise mai Pietro alla testa degli altri apostoli, come il primo, il capo o il papa, nella disputa che sorse tra gli apostoli poco tempo prima della sua morte. "Sorse pure tra di essi una contestazione, quale tra di loro dovesse essere stimato il più grande" Luc.,22,24.
Una tale disputa non sarebbe mai sorta se Gesù Cristo avesse stabilito Pietro il più grande o il primo tra di loro. Essi l'avrebbero certamente saputo, e Gesù Cristo avrebbe loro risposto:
"Avete dunque dimenticato cosi presto che Pietro e il più grande tra di voi, che egli è il primo di voi dal giorno che l'ho stabilito come pietra fondamentale della mia Chiesa?" Ma lungi da dare una tale risposta, il Figlio di Dio riprende i suoi apostoli e disse loro: "I re dei Gentili li trattano con imperio .... che non vi sia niente di simile tra di voi." Lc 22.25. Non solo questo preteso primato di Pietro, affermato nei tempi moderni, non è stato giammai riconosciuto da nessuno degli apostoli, ma è stato apertamente e positivamente negato da Paolo.
"Poiché colui che ha operato efficacemente in Pietro per renderlo apostolo dei circoncisi ha altrettanto operato efficacemente in me per rendermi apostolo dei Gentili" Gal. 2,8.
Riconoscendo la grazia che mi era stata accordata, Giacomo, Cefa e Giovanni, che sono reputati colonne (della Chiesa), diedero a me e a Barnaba la mano in segno di comunione perché andassimo noi agli stranieri, ed essi ai circoncisi; Ga 2,9. Qui Pietro è nominato solamente dopo Giacomo, cosa che San. Paolo non avrebbe fatto se avesse avuto qualche conoscenza della meravigliosa superiorità e supremazia; di Pietro sul resto degli apostoli.
Le parole seguenti sono pure di San. Paolo: Ma quando Cefa venne ad Antiochia, gli resistei in faccia perché era da condannare Gal. 2.II, e evidente che Paolo non aveva la minima idea che Pietro avesse una qualsiasi superiorità su di lui, quando gli resistette davanti e più ancora quando gli scrisse queste righe. E' chiaro che lo Spirito Santo ispirò a Paolo il pensiero di darci il resoconto della sua resistenza cosi energica di fronte a Pietro affinché noi non fossimo sedotti dalla grande impostura della supremazia di quest'ultimo, il quale è la pietra angolare della Chiesa apostata di Roma.
2° Io non ridiventerei mai cattolico romano perché la Chiesa di Roma è una chiesa idolatra. Essa adora Dio, sì, ma il Dio che adora è fatto con un'ostia che e sopra il suo altare. A qualunque ora della sua vita sacerdotale, un prete è colpevole del crimine che commise Aronne quando fece adorare il vitello d'oro dagli Ebrei. La sola differenza tra Aronne e lui, è che il Dio di Aronne era d'oro e quello del prete è fatto con una certa pasta cotta dalle perpetue o dalle domestiche, tra due ferri caldi e ben levigati.
La Chiesa di Roma ha un Cristo sui suoi altari, e mostra una vera pietà verso questo Cristo o piuttosto verso questi cristi ai quali essa e molto devota. Essa esalta la loro potenza, la loro misericordia. Canta dei begli inni in loro onore, ma i cristi che adora sono denunciati dal nostro Salvatore nel 24esimo capitolo di San. Matteo. Sorgeranno dei falsi cristi che faranno dei grandi prodigi e delle cose potenti per sedurre, se fosse possibile, gli eletti. Se dunque qualcuno vi dice, guardate il Cristo è nel luogo il più nascosto della casa, non lo credete. Vedo purtroppo che la Chiesa di Roma avvera questa profezia terribile ogni volta che essa obbliga i fedeli a prostrarsi davanti a questi cristi fatti con delle piccole ostie nascoste nella Chiesa. Il suo popolo crede a questi cristi quando il Figlio di Dio gli dice; Non ci credete Loro vanno là per adorare questo Dio ostia quando il vero Cristo dice: "Non ci andate." In vano essa ci dice che Cristo ha dato ai suoi preti il potere di fare un Dio di queste focacce schiacciate, io rispondo che Cristo stesso non aveva il potere di fare Dio ne di fare se stesso con una focaccia schiacciata, poiché suo Padre aveva proibito un tale atto di follia e di idolatria, quando, sul monte Sinai, in mezzo ai tuoni ed ai lampi, egli aveva detto: "Voi non farete immagini scolpite ne alcuna figura di quello che è in alto nel cielo, in basso sulla terra, né di tutto quello che è nelle acque, sotto la terra, non le adorerete e non le servirete, perché io sono il Signore vostro Dio, il Dio forte e geloso che punisce liniquità dei padri sui figli fino alla terza e la quarta generazione in tutti quelli che mi disubbidiscono."
Il Cristo è venuto per compiere e non per violare i comandamenti di suo Padre. Non poteva dare alla Chiesa di Roma il permesso ne il potere di trasgredirli, permettendole, come essa pretende che Egli abbia fatto, di prendere una piccola focaccia schiacciata, di cambiarla in Dio e d'inginocchiarsi davanti a essa, perché lì vi è dell'idolatria, sì, una vera e offensiva idolatria.
Quando il Cristo ci ha detto di mangiare il suo corpo e di bere il suo sangue, usava la stessa figura di quando diceva di mangiare la Pasqua. Tanto che disse: "Io mangerò la Pasqua," non lo poteva fare per la semplice ragione che la Pasqua, che vuol dire il passaggio dell'angelo sterminatore attraverso l'Egitto, non poteva essere mangiata.... Ma l'agnello che era servito in memoria della Pasqua, poteva essere mangiato in memoria della Pasqua, e questo agnello si chiamava "la Pasqua".
Così, in seguito la stessa figura di paragone, il corpo del Cristo non doveva essere mangiato, né il suo sangue poteva essere bevuto, ma si mangiava il pane che rappresentava il suo corpo, e questo pane era allora chiamato "il corpo" per la stessa ragione e la medesima regola di linguaggio che faceva chiamare l'agnello la Pasqua, poiché non fu la pasqua, ma quello che la rappresentava. E' nello stesso modo e sempre per la stessa regola di linguaggio che quando noi guardiamo una statua di marmo della regina Vittoria, diciamo: "Ecco la regina Vittoria" benché non sia affatto la regina Vittoria, ma semplicemente la sua rappresentazione.
3° Io non ridiventerò mai cattolico romano perché tutti i vescovi e i preti della chiesa di Roma sono obbligati a tradire il loro giuramento tutte le volte che spiegano un testo della Santa Scrittura; benché sia una parola molto grossa e molto dura, è la verità. Dopo il giorno che ha giurato, quando ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale, di non interpretare le Sante Scritture che seguendo il condenso unanime dei santi Padri, il prete ha raramente predicato su un testo delle Scritture senza essere colpevole di spergiuro. Poiché dopo aver studiato i santi Padri con qualche attenzione, io sono pronto a provare che essi sono unanimi su di un solo punto, che è di differire su pressoché tutti i testi delle Scritture che essi hanno commentato per scritto. Per esempio, un prete non può dire senza spergiurare che quando Cristo ha detto a Pietro: "Tu sei Pietro, e su questa pietra io edificherò la mia Chiesa", faceva allusione con questa pietra a Simone che doveva essere la pietra fondamentale della Chiesa, perché il prete sa molto bene che Sant'Agostino e molti altri Padri dicono che il Cristo voleva parlare di se stesso, quando diceva "su questa pietra io edificherò la mia Chiesa".
4° Io non posso più essere cattolico romano, perché so che la confessione auricolare è una istituzione diabolica, come ho dimostrato ampiamente nel mio libro "Il prete, la donna e il confessionale.
5° Io non ridiventerò giammai cattolico romano, perché ho visto con i miei propri occhi cosa succede dentro le mura di Roma, e vi ho trovato tutte le abominazioni della terra. Il celibato ecclesiastico è una istituzione diabolica. Il purgatorio, pieno di povere anime che vi bruciano e non sono salvate che per i pagamenti alla chiesa di tanti soldi, è una istituzione diabolica. La proibizione nella Chiesa romana di mangiare certe vivande in certi giorni è una istituzione diabolica. Linfallibilità del suo papa e limmacolata concezione della sua madre di Dio sono una istituzione diabolica.
6° Con l'aiuto di Dio, non penserò giammai di rientrare in grazia con la chiesa di Roma, poiché i sui preti, i suoi vescovi e i suoi papi hanno versato il sangue di milioni di martiri, dopo Giovanni Huss sino al nostro caro fratello Hackett. Sulle mani dei papi io vedo il sangue di 75.000 protestanti massacrati la notte di San Bartolomeo, e il sangue di mezzo milione di cristiani sgozzati nelle montagne del Piemonte.
7° Non sarò mai più cattolico romano, perché la Chiesa di Roma e il nemico implacabile delle leggi di Dio e dei diritti, libertà e privilegi dell'uomo. Questa Chiesa ha degradato e condotto alla rovina e al disonore tutte le nazioni che ha governato.
Potrei dare molte altre ragioni per le quali mi è impossibile ridiventare cattolico romano, ma spero che quelle esposte più sopra siano sufficienti per far capire ai miei cari compatrioti che avendo accettato Cristo e la sua Santa Parola per mia sola guida di fede e di condotta, non posso più piegare il ginocchio davanti a idoli e a dei di focaccia.
È mio desiderio che questa dichiarazione della mia fede venga pubblicata. Incarico mio genero, il Reverendo Joseph L. Morin, della città di Montreal, ministro del Santo Vangelo, di fare pubblicare questa dichiarazione nei giornali inglesi e francesi, quando lo giudicherà opportuno, e di servirsi di tutti gli altri mezzi di pubblicità che giudicherà opportuni; lo incarico altresì di fare avere, alla mia morte, una copia ufficiale della presente allarcivescovo di Montreal dell'epoca.
Fatto al domicilio del reverendo Charles Chiniqui alla data e al giorno suddetto, sotto il numero tremilacinquecentosessantasei e firmato per le suddette dichiarazioni, il testimonio e il notaio, dopo di che è stata fatta lettura del documento.
Pietro era il primo Papa? - Esiste nella Chiesa un primato umano? - Pietro è stato vescovo di Roma?