I MONUMENTI DELLA PRETESA PRESENZA DI S. PIETRO IN ROMA
I monumenti, dicono i teologi romani, sono la più certa prova di un fatto storico. Essi valgono più di libri. Ora in Roma si conservano i monumenti della presenza di S. Pietro in quella città. ... I principali monumenti che attestano che S. Pietro è stato a Roma sono:
1. La sua cattedra che si conserva nella chiesa del Vaticano. 2. Due colonne alle quali furono legati i santi Apostoli Pietro e Paolo e vi furono flagellati, le quali si conservano nella chiesa di S. Maria in Traspontina. 3. Una pietra sulla Via Appia nella quale vi è l'impressione dei piedi di Gesù Cristo, il quale in quel luogo si fece vedere a S. Pietro mentre questo Apostolo fuggiva da Roma per timore della persecuzione. 4. Le catene con le quali l'Apostolo fu incatenato nella sua prigione. 5. Il carcere Mamertino, dove S. Pietro essendo rinchiuso, fece scaturire una fonte che tuttora esiste, per battezzare il carceriere. 6. Finalmente il luogo dove egli fu crocifisso sul Gianicolo.
I monumenti sono una prova di un fatto storico quando sono veri. Quando invece si prova che quei monumenti sono falsi allora sono invece la prova dell'inganno di coloro che li spacciano per veri.
Esaminiamo brevemente quei monumenti.
LA CATTEDRA DI S. PIETRO.
Nella cattedrale di S. Pietro è esposta una sedia che si dice essere quella sulla quale S. Pietro celebrava in Roma i divini uffici. Descriveremo questo monumento con le parole di Nibby nel suo Itinerario di Roma alla pag. 672 e seg. .
"TRIBUNA E CATTEDRA DI S. PIETRO. Nella parte superiore della gran navata, che termina a semi circolo, come le due estremità della crociata, si vede la magnifica tribuna, la quale fu adornata col disegno di Michelangelo. Vi si ascende per due gradini; nel cui fondo è situato un maestoso altare composto di buoni marmi, il quale rimane 253 palmi distante da quello della confessione. Sopra questo altare s'innalza un'altra gran mole di bronzo dorato, opera anch'essa del Bernini fatta per ordine di Alessandro VII. Viene questa chiamata cattedra di S. Pietro, perché le quattro figure gigantesche, che vi si ammirano, sostengono una grande sedia, in cui è realmente racchiusa quella sedia stessa, della quale, prima il principe degli Apostoli S. Pietro, e poi gli altri Pontefici suoi successori, si servirono per lungo tempo nelle sacre funzioni. Le suddette quattro figure sono alte 27 palmi e mezzo e rappresentano quattro dottori, due della chiesa latina nella parte anteriore, che sono S. Ambrogio e S. Agostino; e due della chiesa greca nella parte posteriore, S. Atanasio e S. Giovanni Crisostomo. Veggonsi al di sopra della suddetta sedia due angeli, che tengono il triregno pontificio e due altri ai lati della medesima. Oltre i riferiti ornamenti di questa cattedra, non poco contribuisce alla sua maestà e perfezione una vaghissima e numerosa gloria di angeli, che le si apre al disopra, con una infinità di raggi messi parimenti a oro, intorno ai quali sopra un campo trasparente di cristalli a colore imitante la luce, vi è espresso lo Spirito Santo. Il denaro che fu speso in tutta questa gran macchina ascese alla somma di circa 108 mila scudi. Il bronzo impiegato fu di libbre 219 mila, anche questo preso dal Pantheon".
Vediamo ora cosa debba pensarsi
di codesta cattedra.
È essa veramente la sedia
di S. Pietro?
È egli credibile che l'umile pescatore di Galilea avesse
ambizione di avere nella adunanza una cattedra distinta?
Noi rispettiamo S. Pietro per non poter supporre che egli per l'amore di una cattedra trasgredisse il formale precetto del suo divino Maestro, il quale gli disse: "Voi sapete che i principi delle nazioni le signoreggiano e che i grandi le sottomettono al loro dominio. Ma non è così tra di voi: anzi chiunque vorrà essere grande tra di voi, sarà vostro servitore; e chiunque tra di voi vorrà essere primo, sarà vostro servo" (Mt. 20:25-27). Se S. Pietro avesse avuto una cattedra distinta avrebbe trasgredito il comandamento del Signore e si sarebbe reso simile a Farisei, ripresi dal Signore (Mt. 23:6). Rispettiamo troppo S. Pietro per non metterlo in contraddizione con se stesso. Egli stesso dice di sé che nella chiesa non è che un anziano come gli altri (1. Pi. 5:1).
La sedia che si conserva in Roma non può essere la cattedra di S. Pietro dato che Pietro non è mai stato a Roma come abbiamo dimostrato.
Di chi è questa sedia?
Le adunanze dei primi cristiani si facevano nelle case private. I teologi romani sanno che le chiese materiali, ossia luoghi di culto destinati unicamente al culto, non comminciarono ad esistere che verso la fine del secondo secolo, o il cominciare del terzo.
Il P. Tillemont, dotto benedettino, nel tomo 2. pag. 504 dice: "Non si può credere che i Cristiani abbiano avuto chiese di tal sorta che dopo Tertulliano, e la persecuzione di Severo verso l'anno 230."
Origene, rispondendo a Celso, diceva: "dopo queste cose, dice Celso, che noi abbiamo in orrore di erigere templi, altari e statue; ... ma egli non vide che fra noi l'anima di ogni giusto è a lui altare, dalla quale innalza veracemente e spiritualmente un ottimo incenso, voglio dire le preghiere offerte da una coscienza pura" .
Se dunque ai tempi di Origine non vi erano templi come vi potevano essere ai tempi degli Apostoli? ...
Supponiamo per un momento che veramente S. Pietro sia andato a Roma e che in quella città avesse ufficiato in una sedia particolare; chi l'ha conservato in quel tempo di quelle terribili persecuzioni e per quali motivi?
Fino al quarto secolo non esisteva fra i Cristiani il culto delle reliquie.
Secondo Lady Morgan nella sua opera sull'Italia nel quarto volume riporta una storia intorno alla famosa sedia di S. Pietro secondo cui i Francesi nella loro occupazione di Roma vollero vedere questa sedia e levando la preziosa fodera (di bronzo dorato) si vide l'iscrizione in caratteri arabo della professione Maomettana: non vi è altro Dio che Dio e Maometto è il suo profeta.
Il dotto P. Tillemont dice: "Si pretende che la cattedra vescovile di S. Pietro sia conservata in Roma, e Baronio dice che essa è di legno. Però persone che hanno veduta nel 1666 quella destinata ad essere posta solennemente nella chiesa di S. Pietro, assicurano che essa era di avorio e che le sculture sono antiche di tre o quattrocento anni e che vi si vedono scolpite le 12 fatiche de Ercole".
L. Desanctis ricorda di aver letto nella sua gioventù una narrazione che spiegherebbe tutto. - Ai tempi del cardinale Baronio, la sedia che si venerava come quella di S. Pietro era una delle antiche sedie curuli d'avorio che aveva scolpite le 12 fatiche di Ercole. Il cardinale Baronio fece osservare a Papa Clemente VIII che se era importante di avere in Roma la cattedra di S. Pietro era però importante che i Protestanti e gli increduli non trovassero in essa argomenti evidenti per negarne l'antichità. Una sedia curule con le fatiche di Ercole scolpite era troppo incredibile per una cattedra di S. Pietro. Così il Papa fece cambiare la sedia con una di legno, ma lavorata a stile gotico. Il pubblico non poteva accorgersi, essendo la sedia in una busta di rame d'orato. È questa la sedia della quale parla il Baronio.
60 anni dopo Alessandro VII fece fare il famoso altare della cattedra all'inizio descritto. Ma quando si dovette mettere la sedia nella busta attuale, vi fu chi fece osservare che lo stile gotico non era inventato ai tempi di S. Pietro. Allora si scartò la sedia scelta dal Baronio e si volle rimettere la prima. Ma le fatiche di Ercole erano un grande ostacolo. Si visitò il magazzino delle reliquie e vi si trovò una sedia antica portata dall'Oriente dai crociati e la si mise nella nuova busta, della quale parla Lady Morgan.
Ecco a che si riduce il primo monumento per provare la presenza di S. Pietro, ad una sedia di una moschea.
La "cattedra di San Pietro", eseguita in bronzo dorato nel 1667 da Gian Lorenzo Bernini, racchiude il trono in legno del quale si serviva l'apostolo.. così si legge in quasi tutte le guide che illustrano la Basilica vaticana.
Questa spiegazione va corretta, perché il trono per il quale il famoso architetto edificò il monumento bronzeo non è mai appartenuto a San Pietro, né come alcuni studiosi avevano immaginato ad una nobile famiglia che ospitò il principe degli apostoli agli inizi della sua predicazione romana.
Gli archeologi De Rossi e Garruci che nel 1867 ottennero da Pio IX il permesso di analizzare la «cattedra» da vicino, commisero un errore madornale. Si sbagliarono niente dimeno che di dodici secoli. Si sapeva, e i due studiosi lo confermarono che la preziosissima parte d'avorio decorato e la struttura principale permetteva di identificare il mobile con il trono regale di Carlo il Calvo, il quale nell'875, all'età di 52 anni, fu incoronato imperatore in San Pietro da Papa Giovanni VlII (Carlo II, detto il Calvo, era nipote di Carlo Magno e regnò sulla Francia fino al 1877).Si pensava però soprattutto sulla scorta di una antichissima credenza popolare, che il trono lasciato in dono dall'imperatore tedesco al pontefice romano fosse stato utilizzato per proteggere i resti del venerando seggio dell'apostolo.
Gli archeologi De Rossi e Garruci avvalorarono lipotesi.Negli ultimi anni, i dubbi degli esperti erano annidati moltiplicandosi.
Paolo VI, che attribuì molta importanza a una precisa distinzione tra ciò che appartiene alle credenze popolari e ciò che rappresenta il patrimonio storico della Chiesa, decise di sottoporre il cimelio a un'analisi più attenta, grazie ai moderni metodi di indagine.
Il trono fu estratto dal contenitore berniniano il 26 novembre 1968 e trasportato in una sala della sagrestia. Una commissione di esperti si mise subito al lavoro e, a un anno di distanza, poteva annunciare che la parte lignea non era altro che un supporto aggiunto, tra il XII e il XIII secolo, alla preziosa sedia di Carlo il Calvo. La prova inconfutabile veniva da una serie di radiografie e di analisi eseguite con il metodo del carbonio 14.
Le conclusioni sono diventate ufficiali con la Pubblicazione dei risultati dellindagine.
Volete avere anche le osservazioni in merito alle altre presunte reliquie?