Sono nato in una famiglia musulmana. Desidero raccontarvi alcune esperienze della mia vita, sperando che ciò possa aiutarvi per vivere in pace con Dio, con voi stessi e con gli altri, anche se fosti in una situazione difficile.

Sono nato a Scutari in Albania il 30/07/1971. I primi due anni li ho vissuto come tutti altri bimbi. All’età di due anni improvvisamente mi sono ammalato di poliomielite (una paralisi) i cui segni porto ancora oggi. La malattia mi prese le due gambe e la mano sinistra.

I miei genitori, preoccupati, mi portarono all’ospedale dai medici migliori di quel tempo, i quali, dopo avermi tenuto per alcuni mesi per fare degli esperimenti, chiamarono i miei genitori dicendo a loro di portarmi a casa perché non c’era più niente da fare, che avevo solo pochi mesi di vita. Ma per la meraviglia di tutti non è successo quello che i medici avevano detto. Dopo alcuni mesi mi portarono di nuovo all’ospedale e uno di loro ha detto che questo era un miracolo; sebbene in quel tempo non si poteva menzionare il nome del Signore. Forse non ci si immaginava quali difficoltà e problemi avrei avuto più in avanti nella mia crescita. Non ho gustata la mia fanciullezza, perché stavo sempre in casa sdraiato sul letto.

Mi portavano in braccio a scuola perché non potevo camminare, e dovevo aspettare finché venivano a prendermi. Col passar degli anni non facevo nient'altro che maledire me stesso e il giorno in cui ero nato. Il mio più grande desiderio era di morire. Trovandomi in questa situazione non avevo nessun amico e non desideravo vedere nessuno.

Poi ho subito un intervento chirurgico al ginocchio. In seguito ho potuto camminare un po’. Comunque anche dopo ciò non desideravo vivere, perché vedevo gli altri giovani che correvano e facevano tante cose. Questo mi faceva soffrire. In questo tempo i miei genitori mi dicevano di non disperarmi. Con il passar del tempo il comunismo si indebolì. Allora iniziai a sentire parlare in casa del Signore, che era buono. Quando sentivo queste cose mi arrabbiavo di più, perché pensavo: come era possibile che un Dio cosi buono, che ci ama, aveva permesso una malattia del genere. Non volevo credere che c’era un Dio.

Con il passar del tempo si aprirono i confini dell’Albania. Allora entravano missionari di vari movimenti cristiani. Se ne parlava anche nelle nostre famiglie. Vedendo che io appartenevo ad una famiglia musulmana dovevo seguire quella strada. Speravo che ciò poteva essere la mia ultima speranza per dimenticare quello che mi era successo.

Io avevo deciso di contraddire sempre ai cristiani (cattolici). Avevo questo sentimento di contraddizione, perché dentro di me non credevo in Dio e perché avevo cominciato a leggere il Corano. Vi dico la verità avevo sperato di trovare qualcosa che mi poteva dare la forza per vivere, ma stava succedendo il contrario. Il Corano non mi dava una speranza ma mi parlavo di un dio che giocava con gli uomini, e cosi andavo sempre di più alla disperazione. Ero diventato un ragazzo che non parlava con nessuno. Di notte piangevo perché non cerano più speranze di poter vivere come tutti gli altri. Avevo una vita senza ideali, senza scopo. Almeno tre volte ho tentato di suicidarmi, perché non avevo uno scopo per vivere.

Un giorno uscii di casa. Questo era insolito, perché mi vergognavo quando la gente mi guardava con pietà, cosa che non sopportavo. Quel giorno incontrai un gruppo di persone che parlavano di Gesù in un modo diverso e mi sono avvicinato. Erano italiani. Dato che conoscevo un po’ d'italiano dalla TV, avevo il desiderio di contraddirli su quello che dicevano. Ma vedendo il modo in cui parlavano e come si comportavano con la gente, a mia sorpresa non ho trovato la forza di contraddirli. Alla fine del discorso mi hanno invitato di andare a visitarli. Mi hanno detto che mi avrebbero regalato anche un Nuovo Testamento. Desideravo averne uno per trovare degli sbagli e avere la loro arma per contraddirli. Ho detto che sarei andato. Ma dentro di me ero sicuro che non l’avrei fatto. Passarono alcuni giorni e sentì la voglia di uscire. Ciò era una cosa strana per me. Quel gruppo di stranieri era di nuovo lì per parlare alla gente di Gesù. Uno di loro, che mi aveva parlato prima, vedendomi mi chiamò. Io non sapevo dove nascondermi, perché avevo promesso di andare a visitarlo. Comunque sono andato da lui dicendogli un sacco di bugie, facendogli capire che non ho potuto andare. Ma vedendo la franchezza di questa persona che avevo di fronte, che aveva creduto alle mie bugie, ho sentito dentro di me dei sentimenti che non so spiegarmi. Ho pensato come era possibile che esistessero uomini del genere.

Oggi capisco che questo era il primo segno che il Signore stava lavorando, a mia insaputa, nel mio cuore. Così nei giorni successivi andai a visitare questa strana persona. Era l'anno 1992. Lui cominciò a parlarmi dell’amore di Dio, che Dio mi amava così come ero, che davanti a lui siamo tutti uguali. Quel giorno mi ha dato il Nuovo Testamento. Ho cominciato a leggerlo di nascosto, perché avevo paura che mi vedessero. Leggendo il Nuovo Testamento vedevo l'amore di Dio per i peccatori in tutte le sue parti. Ma il problema era che io non sentivo d’essere un peccatore. Mi dicevo che male ho fatto stando sempre in casa sdraiato a letto? Il secondo problema era legato con la mia malattia, perché dicevo al Signore come mai aveva permesso una malattia del genere? Ma leggendo e incontrandomi con queste persone, ho capito che il problema non era nel Signore ma in me, anche se mi consideravo un ragazzo per bene. Ho letto il Nuovo Testamento in pochi giorni, forse in una settimana. Lo leggevo di notte, quando tutti andavano a dormire. Mi ricordo la preghiera che ho fatto davanti a Dio, perché ormai tante cose mi sembravano diverse. La mia preghiera è stata questa: “Dio se tu veramente esisti dimostrami dove posso trovarti”, perché ormai erano venuti tanti gruppi che parlavano di Dio e si era creata una confusione enorme. Non sapevo a chi credere. Quando un giorno ho letto nel vangelo secondo Giovanni capitolo 3 versetto 16 che “Dio ha cosi tanto amato il mondo che ha dato suo Figlio”, allora ho capito la ragione per cui mancava la pace nella mia vita. La pace veniva solo per mezzo di Gesù. Era arrivato il momento in cui Dio aveva rotto il mio cuore e aveva risposto alla mia preghiera. Proprio in quel momento mi sono seduto e ho chiesto perdono per i miei peccati, per il tempo che avevo perso nel contraddire, e ho chiesto a Gesù di purificare la mia vita e di vivere in me come il mio Salvatore e Signore. Non so descrivere la tranquillità e la pace che entrarono in me.

Mi ricordo che in quel momento feci ancora un altra preghiera: “Dio, voglio servirti per tutto la mia vita”.

Dopo che ho accettato Gesù, non avevo più vergogna di uscire. Il Signore aveva lavorato in me e mi aveva cambiato. Non consideravo più la mia malattia, anche se non ho potuto correre mai come gli altri. Questo non era più il mio problema, perché io correvo spiritualmente.

Dopo che ho accettato Gesù come mio Salvatore lo confessai alla mia famiglia. Ma loro hanno cominciato ad offendermi, sgridarmi e trattarmi come non si tratta nemmeno un criminale. Così cominciarono altri problemi. Mi dissero che non sarei stato più considerato come loro figlio, cominciarono a chiudermi a chiave in modo che non potessi più andare a incontrare gli altri credenti. I vicini non mi volevano vedere, i parenti mi chiudevano la porta in faccia dicendomi che ero un traditore, le botte non mancavano tutte le sere. Questo mi meravigliava, perché invece di essere felici che io ero cambiato, che avevo cominciato a vivere, reagivano in questa maniera. Comunque posso dire che anche quando tutti mi avevano abbandonato non così il Signore. Sentivo di continuo la Sua presenza e ciò mi aiutava per andare avanti. Vedendo tutte queste difficoltà chiedevo a Dio di intervenire. Mi  rispose dopo due anni. I miei genitori cominciarono a cambiare atteggiamenti verso di me. Mi amavano e mi chiedevano conto della mia fede in Gesù. I vicini mi chiedevano sempre di aiutarli nelle cose quotidiane. I mie parenti aspettavano con ansia di vedermi. Per me questo era un vero miracolo. Ma il Signore non ha fatto solo questo. Dopo avermi regalato la salvezza, la gioia e facendomi un Suo figlio, mi diede anche una famiglia, una moglie che mai avevo sognato di avere. A causa della mia situazione fisica era impossibile pensare a un matrimonio. Invece ho ora una moglie che amo e che mi ama e che ha trovato lei stessa la pace in Gesù. Il Signore ci ha dato due bambine straordinarie, che vogliamo, col Suo aiuto, far crescere nel l'amore Suo. Oggi, insieme alla mia famiglia servo il Signore nel Kosovo. Cerchiamo di far conoscere a questo popolo, che ha sofferto e che vive nelle tenebre, l’amore, la pace e la salvezza che Dio desidera dare a loro.

La cosa che mi fa tanto gioire è che un giorno vedrò faccia a faccia Colui che mi ha dato questa salvezza morendo al mio posto e che mi ha liberato da ogni vergogna.

E mentre lo sto servendo aspetto il Suo ritorno per prendermi e essere per sempre nella Sua presenza.

Spero che anche voi possiate trovare la pace che vi manca. Rivolgetevi a Dio con parole semplici ma che escono dal vostro cuore e vedrete che Dio farà grandi cose nella vostra vita.

Un versetto dalla Bibbia dice: “Venite a me voi tutti che siete stanchi e aggravati, e Io vi darò riposo" (Matteo capitolo 11 versetto 28).

Adrian Alia

 Coloro che desiderano entrare in contatto con me, possono scrivere a kokadru@yahoo.it.
 

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