“Chi ha il Figlio di Dio, ha la vita.” (Gv.5:11)

Sono Lorena. Ho lavorato in un Minimarket a Sassari per moltissimi anni. Pensavo di vivere onestamente, rispettando gli altri e cercando di amare il mio prossimo come potevo, perciò pensavo di essere a posto anche con Dio. Avevo sempre sentito parlare di Lui. Infatti fin da bambina avevo frequentato la chiesa ricevendo tutti i sacramenti fino alla cresima, andavo regolarmente alle riunioni e alle funzioni che vi si tenevano e cercavo di mettere in pratica gli insegnamenti che m’impartivano. Tutto il mio interesse durò fino ai dodici anni, poi smisi di andarci, salvo in alcune occasioni particolari, come matrimoni, funerali, o a Pasqua e Natale.

Ero certa che Dio esistesse, ma non mi ero mai preoccupata di sapere di Lui qualcosa in più di quanto mi era stato detto e infondo non mi ero mai chiesta se quanto facevo Gli era gradito o meno. Mi rivolgevo a Lui solo in caso di bisogno, di solito, quando sorgeva qualche piccolo problema. Tuttavia, non appena le difficoltà passavano, la mia vita riprendeva il solito corso e il Signore veniva messo da parte in attesa di essere riutilizzato al momento opportuno. Cominciai a sentire parlare di Dio, di Gesù e della Bibbia, delle realtà celesti, in modo del tutto nuovo da Marcello, che oggi è mio marito.

Egli, benché non fosse ancora credente e non frequentasse ancora la comunità, leggeva la Bibbia, proprio perché desiderava conoscere la Verità. All’inizio, sentire parlare di “questa nuova religione”, così la definivo io, mi dava un po' fastidio. Poi anch’io, forse per curiosità, iniziai a consultare quel Testo. A casa trovai una Bibbia in uno scaffale, era chiaro che non era stata mai usata né da me, né dai miei famigliari, salvo forse per spolverarla, ma faceva bella mostra di sé, nel ripiano più alto della libreria. Quando la presi aveva evidenti tracce di polvere. Data la sua posizione era proprio come non ci fosse. Quando iniziai a leggerla scoprii di essere estremamente ignorante sulle cose riguardanti Dio. Rimasi molto colpita da un versetto che si trova in Romani 3:10, che dice: "Non c’é neppure un giusto".

Per me che fino a quel momento non mi ero considerata peccatrice, fu un duro colpo. Certo dicevo delle bugie, ma a fin di bene, rispondevo male quand’ero irritata, tuttavia in ogni circostanza giustificavo le mie azioni, pensando che c’era tanta gente che rubava, uccideva e compiva altri reati. Era compito del Signore punire quelle persone!

Rendermi conto che il giudizio di Dio su me non corrispondeva a quanto io pensavo, mi fece star male, provai tanta vergogna nei Suoi confronti, per come Lo avevo immaginato e scoprendolo in realtà diverso. Intanto, man mano che la lettura progrediva assieme alla Sua giusta indignazione per il peccato, si andava delineando il Suo profondo amare per ogni singola persona ed anche per me personalmente.

Iniziò nel mio cuore una vera e propria lotta, sapevo che quanto leggevo nella Bibbia era vero. Ora non avevo scuse. Non potevo più ignorare che per il mio peccato meritavo di essere condannata. “Il salario del peccato é la morte”. Solo riconoscendo che Cristo aveva subito la condanna al mio posto e rendendomi conto della necessità continua della Sua guida, non solamente avrei evitato la pena, ma sarei vissuta eternamente con Lui.

Dopo qualche tempo assieme a Marcello iniziammo a frequentare le riunioni che si tenevano nella sala della Chiesa Cristiana Evangelica di Sassari. Mi colpì subito l’atteggiamento dei giovani l’uno verso l’altro e del modo in cui parlavano di Gesù, come se fosse un loro caro amico. Man mano che procedevo nella lettura della Bibbia, la mia condizione spirituale si chiariva sempre più.

Era sempre più chiaro che senza Gesù non sarei mai stata degna di stare alla presenza di Dio. Solo il Salvatore poteva purificarmi col Suo sangue. Un giorno partecipai ad una riunione d’amore fraterno. Al mio arrivo, già prima che la riunione avesse luogo, ero molto turbata e avevo un gran desiderio di piangere; iniziò dentro di me una vera lotta interiore, sapevo di non poter rimandare all’infinito una decisione che ritenevo giusta e certamente la più importante della mia vita. Vedevo me come davanti ad un bivio: potevo ancora rimanere indifferente al Suo amore e rifiutare con testardaggine il Suo aiuto, il Suo sacrificio affrontato, perché fossi felice, oppure avrei dovuto dire: "Sì, Signore, ho bisogno di te" ed accetto con profonda gratitudine quanto hai fatto per me.

Mentre mi dibattevo in questi pensieri, mi venne alla mente questo versetto che si può leggere in 1° Giovanni 1:9: "Se confessiamo i nostri peccati Egli é fedele e giusto da rimetterci i peccati e purificarci da ogni iniquità£". Così mi arresi a Lui, credendo che quanto avevo letto nella Sua Parola fosse vero.

Basandomi sulle Sue Parole, confessai a Lui i miei peccati e Gli chiesi perdono per la mia vita passata, accettai “il dono della Salvezza”, che Egli mi offriva per mezzo del Suo sacrificio affrontato al mio posto ed ebbi la certezza di essere stata accolta dal Dio Padre come una figlia, libera ormai da quella condanna che riceveranno quanti, come me prima, avranno creduto di poter fare a meno di Lui.

Dopo aver preso questa decisione, provai un senso di profonda pace e poi una gioia indescrivibile, sensazioni mai provate prima. Oggi a distanza di tempo, sono veramente felice di appartenere a Cristo e di far parte della Sua famiglia. Voglio lodarLo e ringraziarLo per avermi concesso una grazia così grande: il Suo amore, la Sua costante amicizia assieme alla salvezza e alla vita eterna con Lui. In tutti questi anni mi é stato vicino, guidandomi in ogni situazione, anche le più difficili, rimanendo sempre fedele alle Sue promesse. “Dio ci ha dato la vita eterna e questa vita è nel Suo Figlio, chi non ha il Figlio di Dio non ha la vita”, tu che leggi, non rinunciare a questa opportunità.

Lorena

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